Scuola, il Miur assicura: nessun aumento di orario dei prof

1' di lettura

Il Ministero smentisce l'ipotesi, che era tornata a circolare, delle 24 ore settimanali per coprire i tagli della spending review. Il governo, intanto, bacchetta le Province sulla scelta di spegnere i caloriferi in classe: "Idea fuori dalla realtà"

Il Ministero dell'Istruzione definisce prive di fondamento l'ipotesi di un ritorno dell'aumento dell'orario degli insegnanti. La discussione della legge di stabilità in Commissione Bilancio della Camera - spiegano a Viale Trastevere - va avanti e si stanno vagliando alternative per garantire la necessaria copertura finanziaria.
Il Miur smentisce così l'ipotesi delle 24 ore settimanali per gli insegnanti (vai allo speciale scuola) che era tornata a circolare come soluzione possibile per coprire i tagli previsti dalla spending review. I tagli proposti dal ministero della Pubblica Istruzione non sono sufficienti a raggiungere i 157 milioni richiesti: ammontano infatti a 74,6. Il presidente della Bilancio, Giancarlo Giorgetti (Lega), dice che il Ministero "non può pensare che siano altri comparti dell'amministrazione a farsi carico dei tagli alla scuola". Quindi, o nella seduta di domenica sull'esame del ddl (convocata alle 17), il governo si presenta con un emendamento "oppure si procederà con i tagli lineari". Scettici anche i relatori, per Renato Brunetta, ormai, serve "un miracolo".
Il governo, intanto, bacchetta le Province sulla scelta di spegnere i caloriferi in classe: "Idea fuori dalla realtà".

Il governo: "Fuori dalla realtà spegnere il riscaldamento" - "Ventilare l'idea di spegnere i riscaldamenti nelle scuole o proporre vacanze più lunghe agli studenti per ipotetici risparmi appare una proposta fuori dalla realtà". Questo quanto si afferma in una nota diffusa da palazzo Chigi, in cui si sottolinea che il governo punta a "ottimizzare costi e servizi" delle province. "Il Governo sta operando un riordino delle istituzioni sul territorio e una riorganizzazione degli uffici amministrativi per migliorare l'efficienza della macchina amministrativa e contenerne i costi", si legge nella nota in risposta all'ipotesi ventilata da Antonio Saitta, presidente dell'Unione Province Italiane (Upi), di spegnere i riscaldamenti nelle scuole, mandando gli studenti in vacanza, in risposta ai tagli predisposti dal governo.

Bisogna ottimizzare costi e servizi nel territorio - "In questa ottica - si legge nel comunicato - il Governo ha una linea chiara e definita, un nuovo sistema di governance mirato ad ottimizzare costi e servizi nel territorio. Demonizzare questa linea, come autorevoli rappresentanti di enti locali o associazioni di categoria stanno facendo in queste ore, non serve a nessuno. Ventilare l'idea di spegnere i riscaldamenti nelle scuole o proporre vacanze più lunghe agli studenti per ipotetici risparmi appare una proposta fuori dalla realtà. Il Governo in tal senso ricorda che la riforma delle Province mira a ridurne il numero e snellire gli apparati che le governano eliminando le giunte e precisandone i compiti. In questo modo i servizi erogati ai cittadini dalle Province non devono essere ridotti; possono invece essere più efficaci e meglio distribuiti".

"Il processo avviato dall'esecutivo - prosegue la nota di palazzo Chigi - intende infatti dimezzare le attuali Province, che passerebbero dalle attuali 86 delle Regioni a statuto ordinario a 41 alle quali vanno aggiunte le dieci città metropolitane, con evidenti economie di scala funzionali a una migliore gestione economica. Per effetto del riordino, infatti, saranno eliminati più di 600 assessorati".

Leggi tutto