Mediaset, Berlusconi: “Paese incivile, è condanna politica”

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L’ex premier si sfoga dopo la sentenza con cui è stato condannato a 4 anni per frode fiscale: “Ero certo di essere assolto da un'accusa totalmente fuori dalla realtà. Quando non c’è l’imparzialità dei giudici un paese cessa di essere una democrazia”

“Ero certo invece di essere assolto da un' accusa totalmente fuori dalla realtà". Lo ha detto Silvio Berlusconi ai microfoni di Studio Aperto, commentando la sentenza di condanna nel processo Mediaset a 4 anni per frode fiscale.
Secondo l'ex premier si tratta di "una condanna che posso tranquillamente definire politica, incredibile, e anche intollerabile. Non si può andare avanti così. E' la prova provata di un vero e proprio accanimento giudiziario e dell'uso della giustizia a fini di lotta politica".
“Quando non si può contare sull’imparzialità dei giudici in un paese, questo paese diventa incivile, barbaro invivibile e cessa di essere una democrazia. E’ triste ma la situazione del nostro paese oggi è così”.

L'ex premier dà la sua versione dei fatti: "In breve, l'accusa mi vorrebbe socio occulto di due imprenditori americani, di cui uno mai conosciuto e per di più di quest'accusa non c'è nessun riscontro, anzi ci sono prove contrarie e inoppugnabili che escludono questa eventualità. Se io fossi stato socio di questi imprenditori - insiste il Cavaliere - sarebbe bastata una mia telefonata agli uffici Mediaset per determinare l'acquisto dei diritti che volevano vendere senza necessità di pagare una tangente. Ma soprattutto se fossi stato socio sarei venuto subito a conoscenza del pagamento di una tangente, oltretutto così elevata, pagata ai responsabili ufficio acquisti di Mediaset, e allora non avrei potuto che provvedere al loro immediato licenziamento. Oltretutto - conclude Berlusconi - da questi responsabili passavano acquisti di diritti televisivi per oltre 750 milioni all'anno, non solo i 35 di questi imprenditori. Nessun imprenditore avrebbe potuto consentire ai responsabili dei suoi uffici acquisti di continuare a rubare ai suoi danni e ai danni dell'azienda".

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