Caso Yara, Fikri a SkyTG24: “Perché sono ancora indagato?”

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Il giovane marocchino, sotto inchiesta da quasi due anni per l’omicidio della 13enne di Brembate, dice di non ricordare se ha pronunciato la parola "uccidere" nella telefonata al centro dell'accusa. Intanto anche i nuovi rilievi lo scagionerebbero

Non ricorda di aver pronunciato la parola “uccidere” ed è arrabbiato perché è ancora sotto inchiesta. Così, ai microfoni di SkyTG24, Mohammed Fikri, il giovane marocchino unico indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre del 2010 e trovata uccisa tre mesi dopo a poca distanza da casa.
Nei giorni scorsi la Procura ha deciso di non archiviare la sua posizione (Fikri è indagato da quasi due anni) e di disporre, su richiesta della famiglia della vittima, delle nuove traduzioni della telefonata al centro dell'accusa. Ma, da quanto emerso, sia i due consulenti nominati dal pm Letizia Ruggeri, sia il consulente della difesa, hanno escluso che Fikri abbia pronunciato la parola “uccidere” nella telefonata che lo portò in carcere, per essere subito dopo scarcerato.

“Sono inca… perché da quando sono indagato sono senza lavoro, senza amici e senza morosa: le cose stanno andando sempre peggio. Come faccio a restare indagato?”, dice Fikri a SkyTG24. Ma ammette di non ricordare quella "famosa" telefonata: “Se ho pronunciato la parola uccidere? Non lo so al 100 per cento. Non so dove hanno trovato questa parola e non mi ricordo con chi parlavo quella sera”.
Ai genitori di Yara, con i quali non è riuscito mai a parlare, si sente di rivolgere questo messaggio: “Non ho mai parlato in aula con la mamma di Yara. Io vorrei dirle mi spiace per tua figlia, sono anch’io dispiaciuto per la ragazza”.

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