Truffa aggravata, indagata la segretaria di Bersani

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Secondo l'accusa Zoia Veronesi, dipendente dell'Emilia Romagna fino al 2010, lavorava a Roma mentre continuava a essere pagata dalla Regione. Il segretario Pd: "La magistratura accerti, sono sicuro che le cose siano state fatte per bene"

Zoia Veronesi, storica segretaria del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, è indagata alla Procura di Bologna per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna. Circa un paio di settimane fa ha ricevuto un avviso a comparire.
Al centro dell'inchiesta, condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio, il suo ruolo avuto a Roma per decisione della Regione come 'raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento'. Negli accertamenti compiuti dalla magistratura non sarebbe stata trovata traccia di questa attività di cui era stata incaricata.

L'accusa e truffa aggravata - La truffa si sarebbe concretizzata proprio in questo: nel non aver svolto l'attività a cui era stata chiamata. E l'ammontare della truffa - per l'ipotesi di accusa - sarebbe quindi relativo alla retribuzione avuta dalla Regione per l'anno e mezzo circa in cui ha ricoperto l'incarico. Poi si è dimessa dalla Regione ed è stata assunta dal Pd.

L'inchiesta parte da un esposto di Raisi (Fli) - A mettere in moto l'inchiesta fu nel marzo 2010 un esposto del deputato Enzo Raisi (ex Pdl, ora Fli), in cui si ipotizzava la creazione di un incarico appositamente per lei da parte della Regione, che le consentisse di continuare a seguire a Roma l'attività del segretario del Pd ed ex presidente dell'Emilia-Romagna. "Oggi, da garantista, dico che nessuno è colpevole sino a eventuale condanna", ha commentato Raisi, aggiungendo: "Mi dispiace che oggi, in pieno svolgimento delle primarie del Pd, possano produrre effetti nella competizione, ma i miei esposti sono stati fatti quasi tre anni fa. Non sono io il responsabile dei tempi delle indagini". Ma un parlamentare, "nel momento in cui viene informato di comportamenti illegali, ha il dovere di informare l'autorità giudiziaria".

Bersani: "Sicuro che le cose siano state fatte bene" - "Visto che c'è un esposto - ha commentato Pier Luigi Bersani - è giusto che la magistratura accerti. Sono comunque sicuro che le cose siano state fatte per bene".
"Il pubblico ministero - ha spiegato il difensore di Zoia Veronesi, avv.Paolo Trombetti - ci ha invitato a rendere interrogatorio: cosa che faremo senz'altro perché abbiamo interesse a chiarire che non c'è stata nessuna irregolarità da parte di chiunque, tanto meno della signora Veronesi". "L'ipotesi di reato - ha detto ancora - viene respinta. Come verrà dimostrato nell' interrogatorio è tutto regolare e senza ombre. Si tratta di una vicenda in cui nulla le può essere rimproverato". Non c'è - almeno al momento - nessun coinvolgimento 'romano' nell'inchiesta. "Le indagini, allo stato, sono circoscritte alla signora Zoia Veronesi", ha precisato il Procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, portavoce della Procura, rispondendo ad una domanda dei giornalisti. "Sono stati acquisiti ed esaminati - ha aggiunto - tutti i documenti relativi sull'iter burocratico relativo al distacco".

Zoia Veronese, storia segretaria di Bersani - Zoia Veronesi - dopo l'uscita della notizia dell'esposto di Raisi, nel marzo 2010 - aveva spiegato di essere una dipendente regionale con orario di lavoro di 36 ore: "Nel tempo libero e nei week end faccio quello che mi pare gratuitamente". E aveva aggiunto che Bersani, con cui lavora da 20 anni, quando è diventato segretario Pd, le aveva chiesto se era disponibile a lavorare con lui. E la decisione era stata di andare a lavorare con lui, dopo avere annunciato il 28 gennaio 2010 le dimissioni dalla Regione, diventate tali dopo i due mesi di preavviso. la posizione di 'raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento' venne istituita dalla Regione il 27 maggio 2008, poco dopo la caduta del governo Prodi. La posizione era stata poi soppressa nel settembre 2010.

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