L'Aquila, attesa la sentenza del processo Grandi Rischi

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Sul banco degli imputati i membri della commissione che, sei giorni prima del sisma che colpì l'Abruzzo nel 2009, valutò come basso il pericolo di un terremoto. La richiesta dei pm è di quattro anni di reclusione per tutti

Dopo trenta udienze di fuoco che si sono tenute nella piccola aula del Tribunale provvisorio dell'Aquila, presso il Nucleo industriale di Bazzano, è attesa nella giornata di lunedì 22 ottobre la sentenza definita "storica", sull'operato della Commissione Grandi Rischi accusata (i pm hanno chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per tutti) di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni in relazione al sisma che colpì L'Aquila il 6 aprile 2009. Nella mattinata previste le repliche dei pubblici ministeri, Fabio Picuti e Roberta D'Avolio.

Gli imputati - Alla fine, salvo ulteriori interventi delle parti civili e delle difese, il giudice unico del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, si ritirerà in camera di consiglio per decidere. Gli imputati sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi presidente dell'Ingv, Giulio Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Il verbale redatto subito dopo la riunione del 31 marzo 2009 nel quale si riteneva poco probabile un forte terremoto è il punto nodale di tutta l'indagine e di conseguenza del rinvio a giudizio in quanto secondo gli stessi pm sarebbe carente. In particolare si contesta "una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico".

Le tappe del processo - "Sono state fornite dopo la riunione" si legge nel capo di imputazione "informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione". Secondo i pm gli imputati "sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione" anche sotto il profilo dell'informazione. Queste notizie rassicuranti "hanno indotto le vittime a restare nelle case". L'inchiesta aveva avuto una prima svolta il 4 giugno del 2010, quando gli agenti della Sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, in servizio presso la Procura della Repubblica dell'Aquila e quelli della Squadra mobile, della Questura, notificarono gli avvisi di garanzia ai sette indagati. Altra data importante il 25 maggio del 2011 quando il Gup del Tribunale dell'Aquila, aveva deciso per gli indagati il rinvio a giudizio. Prima udienza il 20 settembre 2011. Da quella data fino alle ultime battute del processo, hanno sfilato 275 testimoni tutti a raccontare davanti il gotha dei penalisti italiani, la settimana prima del terremoto, la loro paura, e cosa cambiò dopo le parole degli esperti sismologi, ingegneri, dirigenti della Protezione civile, che parteciparono alla riunione della Commissione Grandi Rischi, all'Aquila, il 31 marzo 2009, sei giorni prima del terremoto. I primi dieci esposti presentati negli uffici della Procura della Repubblica dell'Aquila, risalgono al mese di ottobre del 2009 e a presentarli erano state persone che sono scampate alla morte la notte del 6 aprile o da parenti delle vittime che a seguito delle rassicurazioni provenienti da rappresentanti della politica e della Protezione civile, (tutti facenti parte della Commissione) erano rimasti nelle loro abitazioni che, invece, erano crollate a seguito della devastante scossa. Insieme agli esposti era stato allegato diverso materiale, soprattutto interviste audio-video in cui i rappresentanti della Commissione invitavano la popolazione a stare tranquilla.

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