Via Poma, ricorso contro l’assoluzione di Raniero Busco

Raniero Busco (a destra) insieme al suo avvocato, Paolo Loria
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La richiesta è stata presentata alla Cassazione dal sostituto procuratore generale che ha sostenuto l’accusa nel processo d’appello contro l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma nel 1990. L’avvocato di Busco: “Ce l’aspettavamo”

Il sostituto procuratore generale Alberto Cozzella ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale il 27 aprile scorso la I Corte d'assise d'Appello di Roma ha assolto Raniero Busco dall'accusa di aver ucciso l'ex fidanzata Simonetta Cesaroni, massacrata con 29 coltellate il 7 agosto 1990, a Roma, in quello che viene ormai chiamato il delitto di via Poma. Un passo che si appresta a fare anche la famiglia della vittima, come annunciato dall’avvocato.
Il ricorso è stato firmato e depositato dallo stesso sostituto procuratore generale che ha sostenuto l'accusa nel processo d'appello. Raniero Busco fu condannato a 24 anni di reclusione il 26 gennaio 2011; sentenza, questa, ribaltata in appello il 27 aprile scorso, con l'assoluzione del giovane con la formula “per non aver commesso il fatto”.

L’avvocato di Busco, Paolo Loria, ha commentato così la notizia del ricorso: “Era stato annunciato subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza di appello, per cui non siamo sorpresi. Attendiamo di leggerlo e ci prepareremo per controbatterlo davanti ai giudici della Cassazione”.
"Se è vero che nel ricorso si parla soprattutto del contenuto della perizia - ha aggiunto Loria - non dovrebbero esserci molti dubbi sull'esito. Certo è che la sentenza d'appello è molto ben motivata in punto di fatto e in punto di diritto".

Nel ricorso, secondo quanto si è appreso, si contestano soprattutto gli esiti della perizia disposta dai giudici e decisiva nel processo d'appello; si ritiene che i ragionamenti dei periti siano stati tutti volti ad azzerare tutto ciò che i consulenti della procura avevano fatto nel giudizio di primo grado. In più, nel ricorso si segnalerebbero una serie di errori che l'accusa sostiene siano stati commessi. Su tutti, il fatto che sarebbero stati ignorati una serie di atti inseriti nel fascicolo processuale, e la presenza di numerose contraddizioni. La contestazione della sentenza assolutoria d'appello, quindi, sarebbe motivata col fatto che la stessa si fonda sugli esiti di una perizia le cui contraddizioni 'a cascata' cadono sull'atto conclusivo del processo di secondo grado.

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