Caritas: “Il Welfare non sa gestire i nuovi poveri”

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La denuncia nel Rapporto 2012. Nei primi 6 mesi dell'anno gli aiuti forniti per la sopravvivenza sono aumentati del 44,5%. Boom degli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto (+33,3% in 3 anni). Tra questi soprattutto casalinghe e pensionati

Negli ultimi 3 anni, dall'esplosione della crisi economica, c'è stata un'impennata degli italiani che si sono rivolti ai Centri Caritas e che ormai sono il 33,3%. Aumentano casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%). E’ quanto emerge dal Rapporto povertà 2012 della Caritas Italiana (qui il testo integrale). I dati contenuti delineano un Paese sempre più in difficoltà. Gli interventi per fornire aiuti per la sopravvivenza sono aumentati infatti nei primi 6 mesi 2012 del 44,4%. Oltre 6 milioni i pasti forniti in un anno nelle mense delle Caritas. Nel Rapporto la Caritas denuncia inoltre l'incapacità dell'attuale sistema di welfare di farsi carico delle nuove forme di povertà. Ma nonostante la crisi c'è voglia di ripartire.

Boom degli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto - Il Rapporto, che per la prima volta quest'anno è stato realizzato interamente dalla Caritas senza il supporto tecnico-scientifico della Fondazione Zancan, si basa essenzialmente sulle persone che nel corso del 2011 - e per alcuni aspetti anche nei primi sei mesi del 2012 - si sono rivolte ai Centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane italiane che hanno aderito alla rete di rilevazione online avviata da Caritas Italiana, 191 su un totale di 2.832. A livello complessivo, si conferma - come negli anni scorsi - la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), ma questi ultimi sono aumentati in misura esponenziale negli ultimi due anni (nel 2009 erano il 23,1%) e del 15,2% tra il 2011 e i primi sei mesi del 2012, quando hanno raggiunto il 33,3%. La maggiore incidenza degli immigrati raggiunge valori massimi nel Centro e Nord Italia, mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno. Povertà economica, lavoro e casa i principali bisogni per i quali si è chiesto aiuto alla Caritas.

Aiuti per sopravvivenza: +44,5% nel 2012 - In particolare, dal rapporto emerge un aumento degli interventi per fornire beni materiali per la sopravvivenza pari a + del 44,5% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011. La richiesta di aiuti economici ai centri diocesani (dati 2011) è molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade fra gli stranieri (7,4%). Questi ultimi, invece, chiedono più lavoro (17% contro 8,9% italiani) e soprattutto più orientamento (13,4% contro il 3,6%). Secondo i curatori del rapporto, la richiesta di sussidi economici è più alta fra gli italiani a causa dell'età media più anziana rispetto agli immigrati e alla conseguente maggiore diffusione di disabilità o altre patologie tra i nostri connazionali. Molti inoltre gli italiani che non riescono a soddisfare in modo autonomo anche a un bisogno fondamentale come quello alimentare. Sono stati oltre 6 milioni i pasti erogati nel 2011, pari a una media di 16.514 al giorno, nelle 449 mense sparse su tutto il territorio nazionale.

A chiedere aiuto non sono solo i senza tetto - Chi si rivolge ai centri Caritas non è necessariamente un emarginato o un barbone. Da due anni e mezzo ormai diminuiscono in modo vistoso coloro che si dichiarano a reddito zero e vivono sulla strada. A chiedere aiuto sono più le donne (53,4%), i coniugati (49,9%), le persone con un domicilio (83,2%). Calano i disoccupati (-16,2%), gli analfabeti (-58,2%) e le persone senza dimora o con gravi problemi abitativi (-10,7% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011), a conferma di una progressiva normalizzazione sociale dell'utenza Caritas che sempre meno coincide con la grave marginalità sociale.

Caritas: “Welfare incapace di gestire nuova povertà” - Nel Rapporto la Caritas, oltre a dare i numeri della povertà, denuncia una "evidente incapacità" dell'attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria. Diversi i limiti evidenziati: la dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, senza un coordinamento complessivo; l'estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica; l'estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni; il forte carattere categoriale di gran parte delle misure di sostegno economico o di agevolazione tariffaria degli enti locali: le soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali estremamente diversificate. Infine, il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo fa, beneficiavano dell'intervento.

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