Lavoratori stranieri, 134 mila domande di regolarizzazione

1' di lettura

Si è chiusa la mini sanatoria che permetteva a chi impiega immigrati in nero di metterli in regola evitando sanzioni. Le richieste di emersione sono arrivate soprattutto per colf, badanti e baby sitter. Milano guida la classifica delle città

Le domande inviate al sito del ministero dell’Interno per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri sono state 134.576. È scaduta a mezzanotte di lunedì 15 ottobre la finestra di un mese concessa per l’emersione dei migranti, impiegati in nero, presenti in Italia almeno dal 31 dicembre 2011. L’ultimo giorno utile è stato quello che ha registrato il picco di domande, circa 18 mila: il numero più alto di tutto il periodo consentito ai datori di lavoro per fare richiesta di emersione per i loro dipendenti.

A usufruire della mini sanatoria sono stati soprattutto i privati, 78.081 (58%), mentre da associazioni e patronati sono giunte 51.996 domande, 392 da Comuni e 4.107 da consulenti del lavoro. La stragrande maggioranza delle richieste, quasi 116 mila, sono arrivate per colf, badanti e baby sitter. Solo 18.600 quelle che riguardano lavoratori impiegati in altri settori. Associazioni e sindacati, siccome i costi della regolarizzazione per il datore di lavoro variavano notevolmente tra i lavoratori domestici e tutti gli altri, hanno avanzato il sospetto che molte domande di emersione siano state fatte in un settore diverso da quello in cui l'immigrato è effettivamente occupato, salvo poi cambiare il contratto subito dopo. Regolarizzare una colf, secondo i calcoli della Uil, è costato 2.000 euro, contro 6-10 mila euro di un lavoratore impiegato in altri settori.

Soddisfatto il ministro per l'Integrazione, Andrea Riccardi. Nonostante i costi non bassi dell'emersione, fa notare, tanti datori di lavoro hanno deciso di mettersi in regola anche in un momento di crisi. Loro, i datori di lavoro, per regolarizzare i propri dipendenti hanno dovuto pagare mille euro per ogni lavoratore (un contributo non deducibile dal reddito e non rimborsabile in caso di non accoglimento della domanda), oltre a sei mesi di retribuzione, contributi e tasse.

Milano è stata la città con il maggior numero di richieste, seguita da Roma, Napoli e Brescia. Il paese di appartenenza del maggior numero di lavoratori stranieri in cerca di regolarizzazione è risultato il Bangladesh, con 15.770 domande presentate. Seguono ai primi posti: Marocco (15.600), India (13.286), Ucraina (13.148), Pakistan (11.728), Egitto (10.701), Cina Popolare (10.198), Senegal (6.296), Tunisia (4.617).

Chiusa la finestra dell'emersione, che era stata aperta il 15 settembre scorso, da ora per chi dà lavoro a immigrati irregolari scatteranno pesanti sanzioni, rese ancor più severe dal recepimento in Italia di una direttiva europea. La legge italiana – come informa Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico – già prevedeva per il datore di lavoro "colpevole" da sei mesi a tre anni di carcere e una multa di 5 mila euro per ogni lavoratore straniero irregolare impiegato. Dopo il recepimento della direttiva europea sono state introdotte tre nuove aggravanti, che aumentano la pena da un terzo alla metà qualora i lavoratori siano più di tre, o siano minori in età non lavorativa, o siano "sottoposti a condizioni lavorative di particolare sfruttamento". È prevista, inoltre, una sanzione amministrativa accessoria pari al "costo medio di rimpatrio del lavoratore straniero assunto irregolarmente". Nell'ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, poi, la normativa prevede che allo straniero che denunci il proprio datore di lavoro e cooperi nel procedimento penale sia rilasciato, per motivi umanitari, un permesso di soggiorno temporaneo.

Leggi tutto