Costa, Schettino chiese: "Stiamo andando a fondo?". AUDIO

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Seconda giornata di incidente probatorio a Grosseto. L'ex comandante si informa sulle conseguenze dell'urto davanti al Giglio in una conversazione registrata dalla scatola nera con il direttore della Sala macchine. Che dice: "Qui è tutto allagato"

"Ma quindi stiamo andando a fondo praticamente?". A chiederlo è Francesco Schettino nell'audio registrato dalla scatola nera, in una conversazione con il direttore della Sala macchine, che risponde: "Qui è tutto allagato".
E' uno dei dettagli emersi a Grosseto, nel secondo giorno di incidente probatorio, nel processo sul naufragio della Costa Concordia davanti all'isola del Giglio in cui il 13 gennaio scorso morirono 32 persone (2 i dispersi).

I periti: "La nave si incagliò per un caso" -
Prima dell'urto contro gli scogli del Giglio per la nave Costa Concordia "c'erano ampi spazi e tantissima acqua e tempo per accostare e portarsi fuori dal pericolo", mentre "la manovra dopo l'urto fu assolutamente fortuita perché la nave era senza controllo". Lo ha detto l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone rispondendo ad alcuni chiarimenti richiesti dal gip Valeria Montesarchio sulle condizioni di manovrabilità della nave e la possibile distanza di arresto nel momento dell'incidente.
Secondo poi i chiarimenti fatti al gip dal collegio dei periti, la nave si incagliò davanti al porto del Giglio "per un caso" e non per volontà e possibilità da parte del comandante Schettino di governarla. Nel rispondere a quesiti specifici del gip, i periti scrivono che "mettere la barra tutta a dritta" dopo l'urto "lascia pensare che il comandante volesse allontanarsi dall'isola e non, come da lui dichiarato, rimanere sottocosta sfruttando l'azione del vento per far andare la nave verso il punto d'incaglio". Schettino "non può affermare di aver manovrato prevedendo gli effetti del vento" e "aver messo tutta la barra a dritta avrebbe potuto anche comportare che la nave dirigesse al largo" dove ci sono fondali alti. Non solo. Secondo quanto contenuto nella perizia il comandante, appena tre minuti dopo l'impatto con gli scogli, "ha certezza di avere una falla a bordo, con una cospicua entrata d'acqua tanto da impedire l'ingresso nella sala macchine".
Schettino avrebbe dunque dovuto informare subito l'equipaggio "per permettere loro di assumere il proprio ruolo e fronteggiare l'emergenza e cooperare per la sicurezza dei passeggeri".

L'avvocato di Schettino: "Evitata una tragedia di proporzioni più ampie" -
"Schettino portò in salvo la Costa Concordia, permettendole di adagiarsi su un basso fondale, sfruttando le correnti e il vento che il comandante era stato in grado di calcolare". Lo sostiene Francesco Pepe, uno dei legali che assiste l'ex comandante Francesco Schettino, principale indagato del processo. "E' vero che la nave era ingovernabile, ma solo negli istanti successivi all'urto poi, l'abilità del comandante, ha permesso - conclude - che si evitasse una tragedia di proporzioni più ampie".




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