Concordia, Schettino in aula: "Va appurata tutta la verità"

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Incidente probatorio sulla scatola nera della nave naufragata al Giglio. Respinte tutte le eccezioni presentate dalla difesa dell’ex comandante, compresa quella che aveva chiesto di estendere l’udienza al timoniere che avrebbe confuso un ordine di virata

Tutta la verità: il comandante Francesco Schettino vuole che sia accertata la verità dell'incidente della nave Costa Concordia all'Isola del Giglio. "Speriamo che la verità sia accertata presto", gli ha detto un naufrago, il primo che incontra dopo nove mesi, in aula per l'udienza blindata sull'incidente probatorio sulla scatola nera (VIDEO) al Teatro Moderno di Grosseto. E Schettino ha replicato: "Sì, la verità deve essere appurata". Si difende anche così, in contrattacco, il principale indagato dell'inchiesta sul naufragio del 13 gennaio, 32 morti (di cui due dispersi) e migliaia di parti offese tra passeggeri e membri dell'equipaggio.

Concentrato e teso (FOTO), Schettino ha parlato a lungo con i suoi difensori durante gli interventi. "Mi è sembrato tranquillo", si è limitato a valutare il suo comportamento il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che con i suoi pm inchioda Schettino al massimo della responsabilità del disastro. Schettino era seduto di lato alla postazione, centrale, del gip Valeria Montesarchio, e davanti aveva l'accusa. "Andrò a Grosseto per metterci la faccia e vedere chi in questi mesi dice certe cose di me", aveva detto e così ha fatto. Con lui erano presenti altri tre indagati: il vice Ciro Ambrosio, l'ufficiale Salvatore Ursino e il capo dell'unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini. L'udienza è durata sette ore, con una pausa di mezz'ora per il pranzo, preceduta da un'ora e mezzo di camera di consiglio del giudice Montesarchio. Motivo, l'esame delle richieste e delle eccezioni fatte dai legali. Il gip le ha respinte tutte. La 'falsa partenza' ha fatto slittare i tempi. Solo nel pomeriggio del 15 ottobre il collegio dei periti del gip, presieduto dall'ammiraglio Cavo Dragone, ha potuto cominciare a illustrare il lavoro sulla scatola nera esaminando le conclusioni della perizia: l'errore nella manovra da parte di Schettino, il ritardo nel dare l'allarme e nell'ordinare l'abbandono della nave, il caos a bordo per decine e decine di minuti, le controverse comunicazioni con l'unità di crisi di Costa Crociere. Temi che saranno sviscerati nei prossimi giorni.

Più di metà udienza è rimasta inchiodata alle questioni preliminari. Tra le richieste la più eclatante è stata dell'avvocato Bruno Leporatti, difensore di Schettino: voleva che l'incidente probatorio fosse esteso al timoniere indonesiano che - visti gli audio-video della 'scatola nera' della nave - non capì l'ordine di Schettino di virare a destra, e girò a sinistra. Il timoniere è indagato dalla procura di Grosseto da agosto ma, ha spiegato Verusio, "non sembra necessario farlo partecipare all'incidente probatorio perché quando ha sbagliato a capire l'ordine di Schettino, ormai la nave era già sullo scoglio". Una posizione ininfluente, secondo la procura, e così anche per il gip, per cui il timoniere è uno 'sconosciuto' visto che non ha avuto ne' perquisizioni, ne' interrogatori, ne' sequestri, ne' misure, ne' altro. D'altra parte, ha aggiunto ancora Verusio "quello che risulterà dall'incidente probatorio potrà essere fatto valere" anche dopo mentre "la relazione dei periti del gip conferma i profili di colpa a carico degli indagati così come emerso dalle indagini e dalla nostra ricostruzione dei fatti". Secondo Leporatti, che ha diffuso una nota, per il gip Montesarchio la questione del timoniere non è "affatto 'chiusa' giacché, pur respingendo la richiesta del difensore, ha scritto nella sua ordinanza che laddove dovesse sorgere "la responsabilità del soggetto in questione" si procederà "all'estensione dell'incidente probatorio al timoniere della nave al momento del sinistro".

Tutta in gioco, invece, la posizione dei tre indagati dell'unità di crisi di Costa Crociere, cioè Ferrarini e gli assenti, in aula, Martin Ursprunger e Paolo Parodi: l'avvocato della Costa, Marco De Luca, ha esaltato alcuni risultati della maxi-perizia del gip, in particolare l'esito di alcune note supplementari depositate dai periti. "Le conclusioni aggiuntive presentate oggi dai periti del gip portano 'novità importanti' per quanto riguarda l'operato dell'unità di crisi della Costa Crociere perché dicono chiaramente che l'unità di crisi non ha avuto la possibilità di fornire ausilio perché l'allagamento della nave stava avvenendo troppo in fretta". Queste note per alcuni sono una perizia supplementare dedicata all'unità di crisi, mentre per altri sono integrazioni alla maxiperizia con le risposte ai 50 quesiti del gip. Un piccolo 'giallo' che diventa però decisivo nel togliere 'pesi' di responsabilità agli indagati della Costa. Aggiungendone, però, alla posizione di Schettino.

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