Stato-mafia, dall'inchiesta al conflitto di attribuzione

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Il 4 dicembre ci sarà l'udienza pubblica della Corte Costituzionale. I giudici dovranno decidere sul caso delle telefonate tra Napolitano e Mancino intercettate dai pm siciliani. Ecco tutte le tappe dello scontro tra il Quirinale e la procura di Palermo

Quello sollevato dal Capo dello Stato di fronte alla Corte Costituzionale contro la Procura di Palermo è un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, la cui discussione e risoluzione rientra tra le competenze della Consulta (art. 134 Cost.). L'udienza pubblica per discutere nel merito il conflitto è fissata per il 4 dicembre.

La vicenda prende le mosse dalle intercettazioni indirette del Capo dello Stato: alcune telefonate - quattro, si è saputo venerdì 12 - tra l'ex ministro Nicola Mancino e Giorgio Napolitano sono state captate, perché‚ le utenze di Mancino erano state messe sotto controllo dagli inquirenti palermitani che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia. Proprio per quelle intercettazioni Napolitano ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta, ritenendo lese le prerogative presidenziali.

Il 30 luglio scorso, il ricorso è stato depositato presso la cancelleria della Corte Costituzionale dal Quirinale rappresentato dall'Avvocatura dello Stato. Il successivo 19 settembre la Corte Costituzionale si è riunita in Camera di Consiglio e ha giudicato il ricorso ammissibile: primo passo per passare successivamente all'esame di merito, durante il quale, tra l'altro, da un punto di vista strettamente tecnico, potrebbero essere presi in considerazione ulteriori elementi per riaffrontare anche la stessa ammissibilità.

Il giorno successivo, 20 settembre, la Consulta ha depositato la relativa ordinanza, che, oltre a decretare l'ammissibilità, fissa una serie di termini temporali, dimezzando di fatto i termini standard e accelerando l'iter del procedimento: al Quirinale furono dati 30 giorni per notificare il ricorso alla Procura Palermo, e successivi 15 giorni per depositare l'atto in Consulta con prova di avvenuta notifica. Venti i giorni di tempo a disposizione della Procura di Palermo per costituirsi.

Le scadenze sono state ampiamente rispettate e anzi anticipate: il 26 settembre il Colle ha depositato il ricorso in Consulta con prova di avvenuta notifica alla parte controinteressata, che oggi si è costituita in giudizio e ha a sua volta depositato presso la cancelleria della Corte la memoria di costituzione. Il 4 dicembre si svolgerà l'udienza pubblica davanti alla Corte Costituzionale.

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