InnovItalia, la community dei cervelli in fuga

InnovItalia.net
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Il nuovo sito, lanciato dal ministero degli Esteri e da quello dell’Istruzione, mette in contatto i ricercatori italiani sparsi per il mondo, nella speranza che facciano network. Una risorsa tanto per chi vorrebbe partire quanto per chi pensa di tornare

di Eva Perasso

La rete ora c’è. Bisogna solo aspettare che i ricercatori arrivino, e inizino a usarla. A una settimana esatta dal lancio italiano di InnovItalia, la prima community nazionale dei cervelli rimasti, insieme con quelli fuggiti dal nostro Paese alla ricerca di condizioni professionali migliori, gli utenti iniziano ad arrivare. Un po’ a sorpresa, dopo aver annunciato la piattaforma come uno strumento utile per fare comunità tra i molti ricercatori protagonisti di una diaspora dal Belpaese, in verità a registrare il proprio account sono molti studenti, o già lavoratori, o ricercatori, che dall’Italia non sono mai partiti. Magari sognano di farlo, si stanno organizzando per capirne di più, e vedono nella piattaforma una base da cui partire per farsi aiutare e districarsi.
“Abbiamo iniziato a lavorare con le reti di ricercatori all’estero già attive, proponendo di valorizzare con la nostra piattaforma i loro eventi, di capire in che modo essere loro utili a fare network”, spiega a Sky.it Damien Lanfrey, componente della task force di giovani consiglieri del ministro Profumo sui temi dell’Innovazione, a sua volta cervello fuggito (e poi tornato).

Crowdsourcing e ricerca - InnovItalia, presentato come progetto congiunto del ministero degli Esteri e del ministero dell’Istruzione (direttamente dai ministri Terzi e Profumo) tenta con il crowdsourcing ad aiutare a valorizzare il lavoro e la ricerca italiane, dentro o fuori dai confini. Il senso è provare, insieme, a fare qualcosa per l’Italia: partecipando alla piattaforma attraverso le reti di ricercatori presenti in tutto il mondo, spesso suddivise su base nazionale o geografica, consultando bandi e documenti, scrivendo nei forum, scambiandosi nozioni e consigli. Magari, come nel caso di chi lavora fuori e vorrebbe tornare in Italia, studiando insieme i cavilli della legge sulle agevolazioni per il rimpatrio dei cervelli dello scorso anno.

In cerca di una svolta -
Per questo lo hanno chiamato il Facebook della ricerca. Una rete “che coinvolge direttamente un gruppo ristretto di persone in campo scientifico e che potenzialmente può diventare molto potente, se allargata a livello mondiale”, commenta a Sky.it un utente neoiscritto, Matteo Buffo. Il suo è un caso comune: una laurea in scienza dei Materiali, un lavoro interrotto per via di un fallimento aziendale, ora una posizione nuova ma poco calzante, e il sogno della ricerca, magari all’estero. Da qui, l’interesse alla nuova comunità: “Perché mettere in comunicazione più persone su ambiti diversi e mettersi in contatto aumenta la mobilità, che in questo campo è latente. Io comunque non sono qui per parlare solo di molecole e microscopi, mi aspetto di trovare consigli umani di vita all’estero, di ricerca in Italia, lavorativi o accademici”. Il lato sociale dell’esperienza lavorativa, appunto.

Presto le scuole
- La piattaforma al momento permette di iscriversi, aprire argomenti nuovi nei forum a seconda della materia cui si è interessati o in alternativa dell’area geografica prescelta, creare reti e gruppi. “Questo è solo l’inizio”, dice Lanfrey. “A breve partirà anche un progetto con le scuole, e pubblicheremo bandi”. E molto altro ancora: sempre coinvolgendo i ricercatori nelle fasi di consultazione, la piattaforma è pronta ad aiutare la categoria a conoscere e farsi conoscere. È accaduto anche che le amministrazioni locali stanno iniziando a farsi sentire, chiedendo aiuto per valorizzare i loro progetti.

Censimento dei cervelli - Impossibile almeno per il momento capire quanti sono i ricercatori fuggiti, e quelli che sono ritornati (anche se esistono delle stime). Su questo la stessa piattaforma InnovItalia sta lavorando, interagendo con le reti di ricercatori oggi all’estero. Ma il censimento vero e proprio è ancora lontano. Si stima però che i cervelli in fuga abbiano rappresentato per l’Italia una perdita di 4 miliardi di euro negli ultimi 20 anni, solo calcolando i brevetti registrati fuori confine dai nostri connazionali. In generale, il registro degli italiani all’estero Aire dichiara che solo nel 2011 si sono trasferiti a vivere fuori circa 28mila giovani tra i 20 e i 40 anni. Non si tratta però, ovviamente, di soli ricercatori. Nel ruolo di espatriati di tutte le età poi, ci sono in tutto oltre 4 milioni di persone sparse per il mondo, dagli studenti alle casalinghe, passando per manager e operai, e in mezzo certo anche qualche ricercatore.

Imprenditori e studenti - Proprio per via di questa dispersione, InnovItalia si è posto tra i suoi obiettivi quello di raccogliere i ricercatori oggi all’estero. Per il momento, però, spiega Lanfrey, “si sono registrate molte persone che non sono direttamente coinvolte, per esempio imprenditori italiani che lavorano anche con l’estero o dall’estero, dottorandi, studenti a livello avanzato”. Per cominciare insomma, sono arrivati prima i protagonisti marginali, dagli studenti che vorrebbero partire, a chi è a caccia di bravi ricercatori per un progetto lavorativo. Tutti in attesa di vedere arrivare loro, quelli costretti alla fuga, almeno online sulla piattaforma italiana.

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