Vatileaks, Paolo Gabriele condannato a un anno e sei mesi

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L’ex maggiordomo del Papa è stato riconosciuto colpevole di aver trafugato documenti. "Ho agito per amore della Chiesa, non sono un ladro" ha detto l'ex aiutante di camera di Benedetto XVI. Padre Lombardi: "La possibilità della grazia è concreta"

Paolo Gabriele è stato condannato a tre anni di reclusione per il furto dei documenti del Papa.La sentenza è stata ridotta da Tribunale Vaticano a 18 mesi di reclusione viste le attenutati. Nella riduzione della pena sono stati infatti considerati gli anni di servizio di Gabriele precedenti a quelli cui si riferiscono i fatti contestati, le motivazioni "seppure erronee, che lo hanno spinto ad agire per il bene della Chiesa e del Papa, e l'ammissione di aver danneggiato il Santo Padre". Gabriele è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Padre Lombardi: è possibile la grazia - L'avvocato Cristiana Arru, che rappresenta Paolo Gabriele, ha tre giorni di tempo per presentare appello e qualche altro giorno per presentare le motivazioni. Intanto Paolo Gabriele è tornato "nelle sue condizioni di arresto domiciliari". E' quanto ha spiegato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede. "La possibilità della grazia è molto concreta e molto verosimile" ha aggiunto il direttore della sala stampa vaticana.

Paolo Gabriele: "Non mi sento un ladro" -  "La cosa che sento fortemente dentro di me è la convinzione di aver agito per esclusivo, direi viscerale, amore per la Chiesa di Cristo e per il suo Capo visibile. E' questo che io sento. E, se lo devo ripetere, non mi sento un ladro". Sono le parole di Paolo Gabriele pronunciate dopo la richiesta di condanna del presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Dalla Torre.

La sentenza - "Visti gli articoli 402, 403 numero 1, 404 primo comma numero 1 - ha detto il presidente del tribunale vaticano, Giuseppe Dalla Torre, leggendo il dispositivo della sentenza - dichiara l'imputato colpevole del delitto previsto dall'art 404 primo comma numero 1 del codice penale per avere operato con abuso della fiducia derivante dalla funzione da lui svolta alla sottrazione delle cose che erano lasciate o deposte alla fede dello stesso. Lo condanna pertanto alla pena di anni tre di reclusione. In considerazione dell'assenza di precedenti penali, delle risultanze dello stato di servizio in epoca antecedente ai fatti contestati, e del convincimento soggettivo, sia pur erroneo, del movente della sua condotta, nonché della dichiarazione circa la sopravvenuta consapevolezza di aver tradito il Papa, diminuisce la pena a un anno e sei mesi di reclusione. Condanna il medesimo al rifacimento delle spese processuali".

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