Scuola, Istat: uno studente su due ha compagni stranieri

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Secondo una ricerca dell'Istituto di statistica sono in aumento le classi con alunni non italiani, che però risultano sempre più inseriti anche in contesti extra scolastici. Ragazze più impegnate nello studio, mentre i maschi "si accontentano del sei"

Ragazze più brave dei ragazzi, sempre più stranieri nelle classi e genitori che preferiscono tenere i neonati a casa piuttosto che mandarli al nido. Questa volta a finire sotto la lente d'ingrandimento dell'Istat è la scuola, cui viene dedicata un'ampia ricerca che abbraccia tutto il possibile percorso formativo dall'asilo fino al liceo.

Sempre più studenti hanno compagni stranieri
- L'Istat registra il cambiare nella composizione delle classi. Secondo la ricerca dell'Istituto statistico nazionale dal titolo "La scuola e le attività educative" (qui il testo integrale) sono più di tre milioni gli studenti italiani di 6-17 anni (59,3%) che ha in classe compagni stranieri, ma solo 1,7 milioni li incontra fuori dell'orario scolastico. L'Istat rileva che tali percentuali hanno registrato un aumento nel 2011 dal 2008: gli italiani che hanno compagni stranieri sono passati dal 54,8% al 59,3% e la socializzazione dal 23% al 28,8%. La quota di studenti italiani che incontrano compagni stranieri dopo scuola sfiora il 40% al Nord, contro il 36,3% del Centro, il 15,4% del Sud e il 13,6% delle isole. L'Istat mostra inoltre che le classi con stranieri sono il 78% al Centro-Nord, contro il 33% circa del Sud e isole. Solo l'1% degli studenti frequenta classi in cui gli stranieri sono la maggioranza. In totale, secondo fonti del ministero dell'Istruzione citati all'interno della ricerca dell'Istat, nell'anno scolastico 2010/11 gli studenti stranieri iscritti nelle scuole italiane (dalle elementari alle superiori) sono il 7,9%.

Ragazze più brave dei ragazzi - L'istituto di ricerca statistico sembra inoltre voler confermare un vecchio luogo comune secondo cui le studentesse sarebbero più diligenti dei loro compagni maschi. Secondo lo studio dell'Istat infatti, le ragazze avrebbero voti migliori e parteciperebbero in numero maggiore a corsi di musica, teatro, lingue straniere, pittura, ceramica. Il 38,3% delle femmine si impegna molto nello studio conseguendo ottimi risultati contro il 24,9% dei maschi, che nel 21,3% dei casi si accontenta della sufficienza (contro il 14,1% delle femmine) e nel 13,1% studia esclusivamente le materie che piacciono. Di conseguenza, è anche più alta la quota dei maschi che seguono corsi di recupero (15,8% contro 13,4%), in particolare nella scuola secondaria di secondo grado (32,7% contro il 26,3%).

I maschi preferiscono lo sport
- Il gap tra i due sessi balza agli occhi nei giudizi ottenuti al termine della scuola dell'obbligo: il 25,2% delle ragazze ottiene "distinto" e il 20% "ottimo", contro rispettivamente il 14,3% e il 14,7% dei ragazzi. La differenza tra maschi e femmine torna nei corsi organizzati dalle scuole, che - rileva l'Istat - registrano una partecipazione in aumento: dal 19,6% del 1998 si è passati al 31,9% del 2011 (il 38,4% tra gli studenti della scuola secondaria di primo grado). I ragazzi scelgono soprattutto lo sport (63,4%), mentre le ragazze  preferiscono corsi di canto, musica e teatro (35,3% rispetto al 28,6%), lingue straniere (21,2% rispetto al 16,8%), corsi di pittura, ceramica, redazione del giornalino scolastico (15,7% rispetto al 10,1%).

Pochi i neonati al nido
- Per quanto riguarda invece i più piccoli l'Istituto di ricerca rivela come nelle famiglie italiane prevalga ancora una certa diffidenza verso la scolarizzazione dei neonati. Solo il 18,7% dei bambini tra gli 0 e i 2 anni infatti frequenta un asilo nido pubblico o privato. La quota è maggiore nel Centro-nord, con un picco del 27,1% nel Nord-est, mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale scende sotto il 14% (il 13,5% nelle Isole e il 7,6% nel Sud). L'utilizzo del nido prevale tra i bambini con madre laureata (27,4%) e con madre occupata (26,8%), in particolare se la mamma è dirigente, imprenditrice o libera professionista (34,7%), mentre solamente l'8,3% dei bambini con la mamma casalinga è iscritto al nido.Quindi non va al nido il 79,3% dei bambini di 0-2 anni.

L'asilo nido visto come luogo per apprendere
- A convincere i genitori a portare i figli al nido non è solo la mancanza di tempo. Secondo il 35,3% dei genitori infatti prevale la volontà di far stare il proprio figlio con altri bambini, seguito al 35,3% dalla mancanza di familiari disponibili all‟accudimento e dalla convinzione che il nido sia importante dal punto di vista educativo (30,2%). I dati confermano quindi che nelle aspettative dei genitori il nido non rappresenta un posto dove "parcheggiare" i bambini, ma un luogo in cui sono loro garantiti momenti di socializzazione e apprendimento non altrimenti conseguibili. Tra coloro che invece preferiscono non mandare i figli al nido, tra le motivazioni prevale il poter ricorrere a un familiare (35,7%) e il considerare il bambino troppo piccolo per essere affidato a questo tipo di struttura (34,5%). Solo il 9% indica come motivo l'eccessivo costo del servizio.

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