E’ morto Shlomo Venezia, testimone della Shoah

1' di lettura

Lo scrittore ebreo, 89 anni, fu deportato ad Auschwitz-Birkenau nel '44 e costretto a lavorare nelle unità speciali dei forni crematori. Pubblicò le sue memorie nel 2007: “Sono stato zitto per 40 anni. Poi ho trovato il coraggio perché tutti sappiano”

E' morto a Roma lo scrittore ebreo Shlomo Venezia, uno degli ultimi testimoni dei campi di sterminio tedeschi. 89 anni, uno dei sopravvissuti alla Shoah e protagonista dei Viaggi della Memoria, è stato un deportato all'internamento nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando, squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. Venezia ha raccolto le sue memorie in un libro pubblicato nell'ottobre 2007 dal titolo Sonderkommando Auschwitz, tradotto in 24 lingue. La sua esperienza ha spinto Roberto Benigni a chiamarlo come consulente, insieme a Marcello Pezzetti, per il film La vita è bella.

"Sono stato zitto per oltre 40 anni. Mi avevano dato del pazzo. Poi un giorno ho trovato il coraggio, perché tutti sappiano". Così, in uno dei molti viaggi della Memoria, Shlomo Venezia parlò a decine di studenti con gli occhi lucidi che seppero dalle sue parole cosa fu la Shoah. Ebreo italiano nato a Salonicco (Grecia), l'undici aprile 1944 scese dal vagone piombato nel lager di Birkenau, dopo 11 giorni di tradotta e fu accolto da due fortissimi colpi alla testa sferratigli da un soldato nazista. Lo raccontò lui stesso l'11 aprile del 2011, esattamente 67 anni dopo commemorando a Birkenau quel giorno che segnò l'inizio di un periodo d'inferno dal quale si è salvato miracolosamente. Durante la prigionia fu costretto a lavorare nelle 'unità speciali' dei forni crematori che avevano il compito di uccidere e bruciare i cadaveri, i cui componenti venivano periodicamente uccisi. Riuscì a salvarsi, unico tra gli italiani, e a pubblicare i suoi racconti e le sue memorie in Sonderkommando. Sette mesi a Birkenau a tagliare i capelli alle donne destinate alle camere a gas e al recupero dei cadaveri destinati ai forni crematori, poi altri cinque a Mauthausen, infine l'insperata salvezza dopo "il gas, le torture, la scomparsa dei parenti, degli amici, freddo e, ovunque intorno, la fame". "Racconto tutto e lo faccio per i ragazzi", diceva Shlomo.

Leggi tutto