Gdf nella sede del Piemonte. Inchiesta anche in Emilia

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Perquisizioni delle Fiamme gialle negli uffici dei gruppi politici a Torino, per indagini conoscitive sulle spese. Anche la Procura di Bologna indaga sull'uso dei fondi in Regione. Roberto Cota a SkyTG24: "Non abbiamo nulla da nascondere"

La Guardia di Finanza ha acquisito documenti relativi alle spese negli uffici di tutti i gruppi politici del Consiglio regionale del Piemonte. L’operazione si inserisce nell'ambito di una inchiesta della procura di Torino, ancora in fase iniziale. 
Anche la procura di Bologna ha annunciato di aver aperto un'indagine conoscitiva - senza ipotesi di reato - sull'uso dei fondi ai gruppi in Regione Emilia Romagna. L'operazione della Gdf in Piemonte si verifica a pochi giorni dallo scandalo della Regione Lazio sui fondi Pdl che ha costretto alle dimissioni il governatore Renata Polverini.
Intanto, nel ddl anticorruzione in discussione al Senato spunta un emendamento “anti-Batman” presentato dal Pdl che prevede da 2 a 6 anni di carcere per gli amministratori pubblici che commettano reati come quelli di Fiorito o Lusi. Ma rispunta anche la norma cosiddetta 'salva-Ruby' che prevede che ci sia concussione solo dietro scambio di denaro e non dietro scambio di altra utilità (la norma renderebbe non perseguibile la telefonata fatta da Silvio Berlusconi alla questura di Milano per fare liberare Ruby, è costata all'ex premier l'accusa di concussione).

L'indagine in Emilia - A rendere nota l'indagine emiliana lo stesso procuratore capo, Roberto Alfonso, aggiungendo che l'inchiesta, senza titolo di reato, è coassegnata ai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari. Plazzi e Scadellari sono i due pm già titolari rispettivamente dell'inchiesta sull'uso dei rimborsi elettorali della Lega (Plazzi), sulle interviste a pagamento dei consiglieri regionali e sull'uso dei fondi al gruppo dell'Idv. I due magistrati saranno coadiuvati da un pool investigativo di 5 uomini della Finanza appositamente costituito, al momento però non ci sono state ancora nuove acquisizioni di documentazione, dopo quelle delle scorse settimane connesse alle tre inchieste già aperte.

Torino, ancora non formulata un'ipotesi di reato -L'acquisizione dei documenti a Torino è avvenuta negli uffici di tutti i gruppi consiliari e riguarda le spese sostenute dai gruppi a partire dal primo gennaio 2008. Al momento - da quanto è trapelato - i pm non hanno formulato ipotesi di reato e non vi sono persone sottoposte a indagini. Il senso degli accertamenti è verificare se ci sono casi di malversazione dei fondi o di irregolarità nella rendicontazione di spese e nelle richieste di rimborso, o di percezione irregolare di benefit.

Le parole di un consigliere all'origine dell'inchiesta
- Sarebbe stata la polemica innescata da un parlamentare del Pdl, Roberto Rosso, e le successive notizie riportate da vari organi d'informazione a ispirare l'inchiesta della Procura di Torino. In un'intervista a Telelombardia (VIDEO) Rosso aveva raccontato di un consigliere regionale piemontese, di cui non aveva fatto il nome, che si era fatto rimborsare la settimana bianca al Sestriere. La Procura di Torino avrebbe comunque aperto il fascicolo di indagine di propria iniziativa, non ci sarebbero stati esposti, segnalazioni o denunce.

Cota: "Nulla da nascondere" - E' tranquillo Roberto Cota, che ricorda come si tratti di "un'indagine conoscitiva (VIDEO) Ben venga: non c'è niente da nascondere". Il governatore del Piemonte ha poi ricordato di essersi ridotto lo stipendio e di come abbia fatto ridurre le spese di funzionamento del consiglio regionale. Riguardo all'episodio raccontato dal deputato Rosso, Cota sostiene si trattasse di un consigliere regionale di una legislazione precedente (VIDEO)

Il presidente del Consiglio regionale Cattaneo: "Abbiamo ridotto i costi"
- "Cosa farei in caso si riscontrassero anomalie? Non mi pongo assolutamente il problema prima che questi eventualmente si evidenziassero - ha spiegato il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Valerio Cattaneo - Oggi, intanto, sono stati pubblicati i dati delle autocertificazioni su richiesta di alcuni consiglieri". "In questa legislatura  - ha continuato - il Consiglio ha ridotto i costi, lo status del consigliere e ha fatto molto in termini di trasparenza". E questo non dopo il caso Lazio, ma a febbraio di quest'anno, abbiamo deciso che tutta la documentazione dei gruppi consiliari deve essere conservata per dieci anni e abbiamo istituito un nuovo sistema di rendicontazione - ha concluso - con nuove voci e una presentazione con modalità informatica".


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