Sallusti, condanna confermata. Ma la pena è sospesa

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La Cassazione: 14 mesi di reclusione per diffamazione al direttore del Giornale per un articolo pubblicato nel 2007:  "La notizia era falsa". Il giornalista: "Andrò in carcere". Il Quirinale: esamineremo la questione

La Cassazione ha confermato la condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata nei confronti del direttore del Giornale Alessandro Sallusti (qui la notizia diffusa dal sito del quotidiano). Il ricorso del giornalista (all'epoca dei fatti direttore di Libero, e per questo condannato per omesso controllo per un articolo non firmato) è stato rigettato. "No a misure alternative, andrò in carcere", è stata la sua prima reazione, dopo aver annunciato le dimissioni. La procura di Milano, intanto, ha deciso di sospendere automaticamente per 30 giorni l'esecuzione della pena detentiva. Lo ha annunciato il Procuratore Bruti Liberati, che spiega che Sallusti non ha 'cumuli' di pene, né gli è stata contestata la recidiva reiterata specifica. Mentre la Cassazione, con un comunicato, spiega che "la notizia pubblicata era falsa" e spiega le motivazioni della sentenza, sono numerose le reazioni. Dal Quirinale si fa presente che il presidente esaminerà con attenzione il caso. La Federazione nazionale della stampa ha rivolto un appello a tutti i direttori perché prevedano spazi bianchi in prima pagina per protesta.

L'articolo pubblicato nel 2007 - La sentenza riguarda la pubblicazione di un articolo del 2007 su Libero quando Sallusti era direttore responsabile.
La V Sezione Penale ha inoltre condannato Sallusti alla rifusione delle spese processuali, a risarcire la parte civile e a pagare 4.500 euro di spese per il giudizio innanzi alla Suprema Corte. E' stato così confermato il verdetto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 17 giugno 2011. Ci sarà, invece, un nuovo processo per il cronista Andrea Monticone imputato insieme a Sallusti.

Sallusti: "Non chiederò la grazia" -
Alessandro Sallusti, appresa la notizia della condanna, ha annunciato le dimissioni. Ha detto che rifiuterà l'assegnazione ai servizi sociali (una "cosa da Pol Pot")  e spiegato che non chiederà la grazia a Giorgio Napolitano. "Il problema di questo Paese ora non è che mancano gli euro, ma mancano le palle", ha concluso, amareggiato (il discorso in redazione).

Severino: "La disciplina va cambiata" - "E' una sentenza sconvolgente, ci sentiamo tutti Sallusti...". E' il primo commento di Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa, mentre il ministro della Giustizia Paola Severino dice di prendere "atto della decisione della Corte di Cassazione. Non conosco il merito della vicenda e ho troppo rispetto delle sentenze per poter fare commenti".
"In merito al profilo normativo - sottolinea la Guardasigilli - confermo quanto oggi detto in Parlamento sulla necessità di intervenire al più presto sulla disciplina della responsabilità per diffamazione del direttore responsabile, omogeneizzandola agli standard europei che prevedono sanzioni pecuniarie e non detentive".

Il cdr del Giornale: "Sentenza aberrante" - Di "porcata" parla invece il direttore del tg di La7 Enrico Mentana che però aggiunge: "Mi fanno ridere i politici, tutti, di destra e sinistra che fanno ora dichiarazioni di fuoco. Le leggi le fanno loro...". Ed è durissima la reazione del comitato di redazione, l'organo sindacale del Giornale: "E' una sentenza aberrante", dice Riccardo Pelliccetti, che fa parte del Cdr. Pelliccetti ha parlato di "inciviltà giuridica". "Per un reato di opionione - ha aggiunto - in carcere un giornalista non deve andare. Queste cose succedono in Siria".

Cassazione: "Notizia pubblicata da Sallusti era falsa" - Subito dopo la diffusione della notizia, con una nota dell'ufficio stampa della Suprema Corte, la Cassazione ha precisato che ritiene "opportuno precisare aspetti della questione" sulla base di quanto emerso dalle sentenze di merito. La giovane di cui si parlava nell'articolo "non era stata affatto costretta ad abortire - scrive la Cassazione - risalendo ciò ad una sua autonoma decisione, e l'intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest'ultimo la decisione presa".
Inoltre, la "non corrispondenza al vero" della notizia, che era stata pubblicata il giorno prima dal quotidiano 'La Stampa', continua la Corte, "era già stata accertata e dichiarata lo stesso giorno 17 febbraio 2007 (il giorno prima della pubblicazione degli articoli incriminati sul quotidiano 'Libero') da quattro dispacci dell'agenzia Ansa e da quanto trasmesso dal tg regionale e dal radio giornale, tant'è che il 18 febbraio 2007, tutti i principali quotidiani tranne 'Libero' ricostruivano la vicenda nei suoi esatti termini)".

Il giudice diffamato: "A me interessava che fosse ristabilita la verità" - "Prendo atto della decisione della Cassazione di cui non conosco ancora le motivazioni e non ho commenti da fare", ha commentato invece il giudice Giuseppe Cocilovo, oggi giudice di sorveglianza ma giudice tutelare al tempo dei fatti per i quali Sallusti è stato condannato per diffamazione aggravata nei suoi confronti. Cocilovo interpellato dall'Adnkronos aggiunge: "A me interessava che fosse ristabilita la verità e non credo saremmo arrivati a questo punto se il quotidiano avesse pubblicato anche solo un trafilietto in cui riconosceva che si trattava di una notizia infondata, cosa che in sei anni non ha fatto", conclude il giudice.

Le reazioni politiche  - Parla di un fatto "fuori da ogni logica e contro il buonsenso" Silvio Berlusconi: "La magistratura non commina pene siffatte neppure per gravi reati che destano ben diverso allarme sociale", spiega l'ex presidente del Consiglio che aggiunge: "Chiederemo al governo di intervenire urgentemente affinché casi come questi non si possano  più verificare e nessuno possa essere incarcerato per avere espresso un'opinione". Parla di "norma da cambiare" anche il Pd per bocca di Anna Finocchiaro. Solidarietà arriva dal segretario della Lega, Roberto Maroni che invita il direttore del Giornale a "resistere, resistere, resistere".

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