Palermo, pause caffè di 2 ore: 13 indagati per assenteismo

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Indagine della Guardia di Finanza su alcuni dipendenti dell'ufficio del Garante per i diritti del detenuto. Alcuni non si presentavano neanche al lavoro. Danni per l'erario di almeno 250mila euro. Guarda il filmato

Erano al bar a bersi tranquillamente il caffè anziché stare nei loro uffici a lavorare. A scoprire questo caso di assenteismo, presso l'uffucio del "garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale" della Regione siciliana, a Palermo, è stata la Guardia di Finanza, facendo seguito a un esposto ricevuto. I militari, grazie a telecamere e attraverso appostamenti, pedinamenti e servizi di osservazione, hanno monitorato per oltre un mese alcuni dipendenti che, durante l'orario di servizio, si assentavano dal proprio posto di lavoro per recarsi, spesso in gruppo, presso bar e altri esercizi commerciali a Palermo, anche per diverse ore nell'arco della stessa giornata.

Alcuni dei dipendenti "osservati" non si presentavano affatto in ufficio pur risultando presenti, altri impiegavano anche 2 ore per la pausa pranzo (a fronte dei 30 minuti previsti) o addirittura non rientravano affatto in ufficio, altri ancora hanno maturato oltre 20 ore di assenza nell'arco di una sola settimana. Successivamente, i finanzieri hanno perquisito l'ufficio del garante rinvenendo e sequestrando i "fogli di presenza" giornalieri compilati e sottoscritti dai dipendenti che erano risultati assentarsi ripetutamente dal proprio posto di lavoro. E' stata così rilevata la non rispondenza degli orari riportati sui "fogli presenza" con quelli effettivamente svolti nell'arco delle giornate oggetto di video-riprese e pedinamenti. Il danno subito dall'Erario a causa delle ore di servizio retribuite ma non prestate è stimabile, orientativamente, in 250 mila euro.

L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Daniela Varone, si è basata anche sulle segnalazioni del garante per i detenuti, il senatore di Grande Sud, Salvo Fleres, che lo scorso febbraio aveva segnalato "più volte, ma invano, anomalie nella gestione dell'ufficio", in una nota al dipartimento regionale Funzione pubblica e al presidente della Regione, "per i provvedimenti di loro competenza".

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