Viaggio in Emilia, quattro mesi dopo il sisma

Un complesso scolastico temporaneo in costruzione nella Bassa modenese
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Lo scorso 20 maggio una scossa di 5.9 gradi Richter ha dato il via alla drammatica sequenza di terremoti che ha ferito la zona nord-est della regione. Ecco come si presenta il territorio oggi, fra macerie, (poca) ricostruzione e piccoli segnali di ripresa

di Lorenzo Longhi

A guardare la campagna, per chi la conosceva com'era sino allo scorso 19 maggio, sembrano passati duecento anni, non quattro mesi. Case coloniche, casolari, stalle, rimesse: in una terra in cui l'agricoltura è ancora un vanto, ciò che avrebbe sgretolato, lentamente, il tempo, l'ha fatto il terremoto. Quattro mesi fa, esattamente alle 4.04 del 20 maggio, una tremenda scossa del 5.9 gradi Richter ha cambiato la storia e la geografia dell'intera zona. Il nostro viaggio parte dalle campagne fra i comuni di Crevalcore e Camposanto, attraversa tutta la Bassa modenese e si chiude alle porte di Carpi. Fra edifici sbriciolati, puntellamenti, poca ricostruzione, tanta voglia di ricominciare e alcuni segnali di ripresa.

Si arriva a Finale Emilia, da Camposanto, costeggiando l'argine del Panaro ed entrando in paese attraverso la zona industriale. A dominare l'orizzonte sono le gru che rimettono in sesto i capannoni, o li demoliscono. Finale, la cui torre - che ora non c'è più - è diventata l'icona del sisma, ha ripreso vita, per quanto possibile. "Forno aperto", "parrucchiera aperta": tanti sono i cartelli di questo tenore. La zona rossa è stata ridotta, ma basta uscire dal centro, verso ovest, per accorgersi del campo numero 6, una tendopoli ancora attiva. Il presidente della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, prevede di chiuderle tutte entro metà ottobre; gli ospiti sono oltre 2.500, mentre in piena emergenza sono stati anche cinque volte tanto.

A Massa Finalese il supermercato ha riaperto già a luglio, in una tensostruttura bianca in stile festa di partito. Si è traferito in 250 metri quadri nell'immenso piazzale di una storica carrozzeria: il proprietario l'ha venduto all'azienda e ha scelto la pensione. Il dramma, a volte, è anche un'opportunità. "Casa con vista campanile. Adesso sì che mi sento in centro", scherza un abitante di Massa. La sua abitazione non ha avuto gravi danni, ma un vecchio edificio lì vicino ora non c'è più: non era abitato, ma era quello che gli... ostruiva la visuale. Pochi chilometri e si arriva a Rivara. I cartelli, qui, sono centinaia, ma non si parla di attività commerciali aperte. C'è scritto "no gas nella Bassa" e si riferiscono al progetto di un maxi-deposito di stoccaggio di gas naturale nel sottosuolo della zona. Un progetto sul quale ora, stando alle parole del ministro Clini, dovrebbe essere stata messa la parola fine.

San Felice ha salvato la torre maschio della Rocca estense. "Dopo la scossa del 29 avevamo già contattato la ditta per la demolizione controllata", rivelano in municipio. Si è preferito salvarlo, tuttavia, il simbolo della sanfelicianità, con un intervento di consolidamento affidato ad una ditta specializzata. Ma ne serviranno altri, per la ricostruzione. Intanto l'amministrazione comunale ha provveduto ad eliminare tutti i dossi artificiali dalle strade: erano spuntati come funghi in pochi anni, ma durante l'emergenza creavano intralcio ai mezzi di soccorso, salti e vibrazioni. Meglio evitare.

Medolla, almeno nel suo centro, sembra essere stata risparmiata: è lì che domenica 9 si è allenata la Nazionale di Prandelli, ma proprio nella zona del campo sportivo sono evidenti i segni del sisma: le scuole elementari inagibili, una palestra con la copertura parzialmente crollata, il campo d'accoglienza gestito dalla protezione civile della regione Molise. In direzione nord, ecco Mirandola, nel cui centro storico alcune opere di puntellamento lasciano solo immaginare cosa si nasconda dietro. O cosa sia rimasto. E i negozi del centro, adesso, sono in piena periferia.

In settimana, poi, le lezioni a scuola sono ricominciate un po' dovunque; anche se non a pieno ritmo, non per tutti e pur fra mille problemi. La campanella è suonata nei prefabbricati che fungono da aule. E' così anche a San Possidonio, Concordia e Novi, che raggiungiamo partendo da Mirandola. La frazione di Rovereto, ferita come poche altre, è quasi disabitata; ma lo spettacolo più desolante è a Cavezzo, che i danni maggiori li ha avuti il 29 maggio. Crolli e demolizioni hanno reso il paese irriconoscibile e, quando verranno tolte le macerie, sarà il senso di vuoto a dominare. Ma sono ricominciati anche i mercati settimanali, e diverse attività al dettaglio hanno riaperto, in prefabbricati o casette di legno. Ci si prova, insomma, in attesa dei finanziamenti promessi.


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