Intercettazioni, Consulta: ammissibile ricorso di Napolitano

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La corte costituzionale esaminerà il conflitto sollevato dal Quirinale contro i pm di Palermo in merito alle telefonate, penalmente non rilevanti, che coinvolgono il Colle. Il procuratore Messineo: "Non è una valutazione di merito della questione"

Via libera all'ammissibilità del conflitto sollevato dal Quirinale contro i pm di Palermo sulle intercettazioni che coinvolgono il Capo dello Stato. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che esaminerà la questione nel merito nei prossimi mesi. Le intercettazioni, disposte nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, riguardano indirettamente Giorgio Napolitano, che parla al telefono con l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza.

Messineo: "Non abbiamo leso le prerogative del Colle" -
"Restiamo fermi nella convinzione di avere agito nel pieno rispetto della legge, non avendo leso le prerogative del capo dello Stato. Quello compiuto oggi dalla Consulta è un semplice passaggio formale e non una valutazione di merito della questione". Sono le parole del procuratore di Palermo Francesco Messineo.

Le telefonate intercettate -
Secondo l'accusa, Mancino avrebbe fatto pressioni e manifestato preoccupazioni per la sua posizione nell'inchiesta. Le sue telefonate sono arrivate anche al Colle: a Loris D'Ambrosio, consulente giuridico del Quirinale morto a luglio. E, in almeno un'occasione, allo stesso Giorgio Napolitano. Telefonate intercettate in via indiretta, perché l'utenza di Mancino era stata messa sotto controllo. E se il contenuto delle conversazioni Mancino-Napolitano non è noto, la notizia dei colloqui tra i due è finita sui giornali, aprendo mille polemiche e un conflitto di fronte alla Consulta promosso dal Capo dello Stato che ha ritenuto lese le sue prerogative.


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