Milano, morì dopo l’arresto: quattro poliziotti a giudizio

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Andranno a processo con l’accusa di omicidio preterintenzionale gli agenti che la sera del 30 giugno 2011 fermarono Michele Ferrulli, deceduto mentre veniva ammanettato. Per il pm avrebbero agito con “negligenza, imprudenza e imperizia”

Sono stati rinviati a giudizio ma con un'accusa più pesante di quella contestata dalla procura. Dovranno infatti rispondere non più di cooperazione in omicidio colposo bensì di omicidio preterintenzionale i quattro poliziotti che, stando a quanto ricostruito dalle indagini del pm Gaetano Ruta, nel corso di un arresto il 30 giugno 2011, avrebbero percosso, anche "con l'uso di corpi contundenti" quando era già "immobilizzato a terra", Michele Ferrulli, morto quella sera per arresto cardiaco
A deciderlo è stato il gup di Milano Alfonsa Ferraro. Il processo inizierà il 6 dicembre. Per loro il pubblico ministero aveva inizialmente ipotizzato l'omicidio preterintenzionale per poi chiudere l'indagine con una derubricata ipotesi di cooperazione in omicidio colposo, scartata però dal gup  che l'ha riqualifica nella originaria e più grave accusa.

La sera del 30 giugno di un anno fa, Ferrulli, manovale e facchino di 51 anni si trovava in via Varsavia (periferia sud-est di Milano), vicino ad un bar, dove una volante della polizia intervenne perché da una casa vicina erano arrivate lamentele per i continui schiamazzi in strada (GUARDA LE FOTO). L'uomo, stando a quanto era stato riferito in Questura, era ubriaco, "aggressivo e ostile". Dopo aver minacciato a parole i poliziotti, Ferrulli, aveva spiegato ancora la Questura, improvvisamente aveva cercato di colpire un agente, ma era stato fermato dall'altro.
Ne era nata una colluttazione, lunga e ripresa anche in alcuni filmati finiti agli atti dell'indagine.

I poliziotti, secondo il pm, avrebbero agito "con negligenza, imprudenza ed imperizia consistite nell'ingaggiare una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento percuotendo ripetutamente la persona offesa in diverse parti del corpo pur essendo in evidente superiorità numerica e continuando a colpirlo anche attraverso l'uso di corpi contundenti quando la stessa era immobilizzata a terra in posizione prona".

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