Alcoa, dopo quattro giorni gli operai scendono dal silo

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I lavoratori che protestavano contro lo spegnimento degli impianti hanno lasciato la torre (VIDEO). L'azienda intanto fa sapere di non aver ricevuto nessuna richiesta di acquisto formale. In campo anche la svizzera Klesch

Dopo quattro giorni passati a 70 metri d'altezza i tre operai dell'Alcoa, uno con problemi cardiaci, sono scesi dal silos dell'acqua. C'è voluta una lunga trattativa con i delegati Rsu per convincerli a desistere, nella stessa giornata in cui l'azienda ha rimandato agli esiti della riunione di lunedì 10 a Roma, al ministero, lo spegnimento contemporaneo di 85 celle elettrolitiche.

Lunedì presidio a Roma - Intanto la mobilitazione non si ferma ed anzi la lotta prosegue più aspra con Cgil, Cisl e Uil che hanno annunciato il blocco degli straordinari e lo sciopero di 24 ore lunedì, in concomitanza con il vertice al ministero dello Sviluppo economico, all'esterno del quale ci sarà un presidio di oltre 500 operai che arriveranno nella Capitale in nave e in aereo. "Alla manifestazione - ha precisato Daniela Piras, segretario della Uilm del Sulcis, al momento dell'annuncio ai giornalisti dello stop della protesta sul silos - parteciperanno anche i tre lavoratori che erano sul serbatoio da martedì scorso". Con loro a Roma anche i 23 sindaci del Sulcis Iglesiente che hanno portato oggi la propria solidarietà agli operai in lotta, insieme con i minatori della Carbosulcis.

Glencore e Klesch i potenziali acquirenti - Nel frattempo le trattative per l'eventuale cessione dello stabilimento viaggiano su due canali differenti e paralleli, uno imprenditoriale e uno istituzionale. Sfumata l'ipotesi del Fondo Aurelius, Governo e Regione Sardegna stanno tentando di aprire un negoziato con Glencore, mentre l'Alcoa ha ancora aperti contatti con Klesch. Entrambe le multinazionali svizzere hanno esperienza nel campo dell'alluminio grazie alla partecipazione in aziende che lo producono: la Glencore - con sede a Baar e già presente nel polo industriale del Sulcis con la Portovesme srl - negli Stati Uniti e la Klesch nei Paesi Bassi.

Alcoa: "Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta"
- L'Alcoa, intanto, continua a ribadire di non avere ricevuto nessuna "nuova e concreta manifestazione di interesse" da parte di potenziali acquirenti dell'impianto di Portovesme dal 1 agosto scorso, ricordando che questa estate l'elenco degli interessati si era ridotto a due. Dal canto suo il Governo, dopo aver sondato la disponibilità di Glencore, avrebbe ripreso i contatti anche con Klesch. Per sbrogliare la matassa, tutta l'attenzione si sposta sul vertice di lunedì al Mise e sulle risposte che daranno il Governo e Alcoa, in base alle effettive manifestazioni di interesse che dovessero arrivare nelle prossime ore.

Le condizioni poste dalle aziende - Glencore, in una nuova lettera inviata venerdì al sottosegretario Claudio De Vincenti, ha subordinato l'apertura del negoziato alla soluzione dei tre nodi già posti all'attenzione del ministero: abbattimento dei costi dell'energia, infrastrutture ed efficienza dello stabilimento, compreso l'impatto sul personale. La multinazionale svizzera, che ha elencato nei dettagli le varie domande, chiede al Governo di "redigere una tabella o un documento che affronta e definisca" le questioni poste "il più presto possibile". Solo allora, si precisa nella lettera, "Glencore sarà disponibile ad inviare l'offerta in linea con il indicazioni di Alcoa sul 'processo di cessione"'. Il governatore sardo, Ugo Cappellacci, ha proseguito anche oggi "una doverosa azione di 'moral suasion' per favorire il passaggio dello stabilimento di Portovesme", promuovendo incontri separati con Glencore e Alcoa e un successivo passaggio a tre "fuori dalle procedure formali di trattativa tra le parti".

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