A Milano l’ultimo saluto al cardinale Martini

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In Duomo i funerali dell’arcivescovo emerito della città scomparso dopo una lunga malattia. Il messaggio di Benedetto XVI: ha svolto la sua missione "con una grande apertura d'animo, non rifiutando mai l'incontro e il dialogo con tutti"

Sono arrivati anche da lontano, incuranti del cielo nuvoloso, delle lunghe attese in piedi, per salutare "un grande uomo di fede e di cultura". Il 'popolo' del cardinale Carlo Maria Martini ha invaso piazza Duomo a Milano, assistendo in silenzio, commosso, alla cerimonia funebre.

Seimila persone in cattedrale
- Tutti, credenti e non, con il loro, personale ricordo dell'arcivescovo emerito di Milano, Carlo Maria Martini, che venerdì scorso si è spento a 85 anni, logorato dal morbo di Parkinson che lo ha accompagnato negli ultimi anni senza che la malattia gli impedisse di continuare incessantemente a ragionare di fede e a cercare di gettare ponti verso chi non credeva o credeva in modo diverso. Lo testimoniava la presenza nella Cattedrale di seimila persone e di esponenti di tutte le religioni, mentre fuori dal Duomo, altre 15 mila partecipavano, guardando dai maxischermi, alla cerimonia celebrata dall'arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Ed è stato il cardinale Scola a sottolineare che "la morte del cardinale è stata veramente personale perché destinata alla sua personale, inconfondibile risurrezione, al suo personale modo di stare per sempre con il Signore e in Lui con tutti noi". E le "diversità di temperamento e di sensibilità" nella Chiesa "come le diverse letture delle urgenze del tempo, esprimono la legge della comunione: la pluriformità dell'unità".

Il messaggio del Papa - Papa Benedetto XVI ha ricordato Carlo Maria Martini con un messaggio, affidato a cardinale Angelo Camastri, vicario del Papa in Vaticano: "E' stato un uomo di Dio, che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l'ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse 'ad maiorem Dei gloriam', per la maggior gloria di Dio". Davanti al premier Mario Monti, ai ministri Piero Giarda, Andrea Riccardi, Renato Balduzzi, Lorenzo Ornaghi, al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, al presidente della Regione, Roberto Formigoni e a una trentina di parlamentari, l'arcivescovo ha ricordato come "la lunga vita del cardinale Martini è specchio trasparente di perseveranza, anche nella prova della malattia e della morte". "E' stato un uomo di Dio - ha detto - che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l'ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse 'ad maiorem Dei gloriam', per la maggior gloria di Dio".  Il papa di Martini ha ricordato il suo "spirito di carità pastorale profonda", e il suo essere "attento a tutte le situazioni, specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza".

Sepolto in Duomo, ai piedi della navata sinistra
- Ha tradito una forte emozione l'immediato successore di Martini, Dionigi Tettamanzi: "Il cardinale Martini mi ha imposto le mani per la consacrazione episcopale. Lui è stato, per me come per tantissimi altri, punto di riferimento per interpretare le divine Scritture, leggere il tempo presente e sognare il futuro, tracciare sentieri per la missione evangelizzatrice della Chiesa in amorosa e obbediente docilità al suo Signore. Il cardinale Martini mi ha accolto come suo successore sulla cattedra di Ambrogio e Carlo consegnandomi il pastorale mentre mi diceva: 'Vedrai quanto sarà pesante!"'. Nel primo banco, la sorella del cardinale, Maris, con altri famigliari. Maris Martini, in mattinata, aveva partecipato a un momento di preghiera che gli ebrei milanesi avevano voluto promuovere proprio in quella che per lunghi anni fu la casa di Martini: l'Arcivescovado. La casa di Martini rimarrà Milano: le sua salma è stata tumulata nella navata sinistra del Duomo, ai piedi dell'Altare della Croce di San Carlo Borromeo.

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