Martini, l'ultima intervista: "Chiesa indietro di 200 anni"

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Il Corriere della Sera pubblica le riflessioni del cardinale raccolte all'inizio di agosto dal confratello gesuita Georg Sporschill e da Federica Radice: "Gli scandali della pedofilia - diceva - ci spingono a intraprendere un cammino di conversione"

"La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?". Sono parole di Carlo Maria Martini, scomparso il 31 agosto, raccolte dal Corriere della Sera che pubblica "l'ultima intervista" al cardinale, incontrato all'inizio di agosto (qui l'ultima intervista a SkyTG24). Parole raccolte l'8 agosto da Padre Georg Sporschill, che lo intervistò  anche in conversazioni notturne a Gerusalemme e Federica Radice. Il testo, specifica il quotidiano, "è stato letto e approvato dal cardinale Martini".

"Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri - affermava Martini -. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa". "La Chiesa è stanca - spiegava il cardinale -, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi".

Tra i consigli che il cardinale lascia per vincere la "stanchezza" della Chiesa c'è quello della "conversione", partendo dal riconoscimento dei "propri errori" e da un "cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi". "Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione - ha spiegato -. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio". "Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale".

Il cardinal Martini lascia una riflessione sul matrimonio: "L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate - ha detto - determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito - cita come esempio - e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Sei genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura". E ancora: "La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta - dice -. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?"

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