Sulcis, i minatori: "Pronti a tutto, anche a fare follie"

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Continua la protesta dei lavoratori della Carbosulcis asserragliati a 400 metri di profondità. Il 31 agosto ci sarà un vertice a Roma per parlare delle aziende sarde in stato di crisi

La protesta dei minatori della Carbosulcis, asserragliati in presidio a quasi 400 metri di profondità (GUARDA LE FOTO), continua e andrà avanti "a oltranza". La protesta degli oltre 100 minatori è iniziata nella notte tra domenica e lunedì, con l'occupazione del pozzo numero 1 di Nuraxi Figus. "Siamo pronti a tutto, anche a fare follie", hanno dichiarato gli operai. E la protesta dunque andrà avanti a oltranza.

Il caso della Carbosulcis è emblematico della crisi produttiva in Sardegna. Si tratta dell'unica miniera di carbone italiana ma il rischio chiusura è grande. La produzione è ormai poco redditizia e si profilava l'ipotesi di riconvertire il carbone in metano, tramite lo stoccaggio di anidride carbonica. Questa soluzione garantirebbe il futuro ai lavoratori, energia a basso costo per le altre imprese della zona e almeno duemila nuovi posti di lavoro. Il blitz ha come obiettivo proprio quello di sollecitare la Regione Sardegna ad intervenire con il Governo per sbloccare il progetto di rilancio della miniera che prevede la pubblicazione del bando internazionale per la privatizzazione.

L'Alcoa al bivio - Servirebbero 200 milioni all'anni per otto anni. Costi che Roma non vuole sostenere. Venerdì 31 agosto è in programma un vertice al ministero dello Sviluppo economico, dove si parlerà di Carbosulcis ma anche di Alcoa. Anche il gigante dell'alluminio vive ore decisive per il suo futuro. Manca l'interesse concreto di un gruppo aziendale per l'acquisto degli impianti entro la fine del mese e questo significa che lunedì 3 settembre la multinazionale statunitense inizierà a spegnere le celle elettrolitiche per la produzione dell'alluminio.

Per scongiurare questa eventualità, i lavoratori del Sulcis si stanno mobilitando in maniera unitaria e per il 31 agosto è prevista una "marcia su Roma". Si tenterà di convincere il governo a trattare con la multinazionale Glencore, già presente nel territorio con la Portovesme Srl. Un'intesa di massima con il colosso svizzero potrebbe salvare la filiera sarda. 

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