Fecondazione assistita, la Corte europea boccia la legge 40

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I giudici: "Il sistema legislativo italiano è incoerente". La sentenza riguarda il ricorso di una coppia fertile, portatrice sana di fibrosi cistica, contro il divieto di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato  le incoerenze della legge italiana sulla fecondazione in vitro, che impedisce la diagnosi pre-impianto sull'embrione, ma consente l'aborto nel caso emergano nel nascituro anomalie genetiche gravi. In Italia, alla procreazione medicalmente assistita possono accedere solo le coppie sterili o in cui l'uomo ha una malattia virale trasmissibile.

I giudici di Strasburgo hanno dato ragione a una coppia di romani, portatori sani di fibrosi cistica, malattia genetica incurabile, stabilendo che queste restrizioni violano il loro
diritto al rispetto della loro vita privata e familiare. Nel giudizio, la Corte osserva "l'incoerenza del sistema legislativo italiano" e dice che  la legge "lascia ai richiedenti una sola opzione, che genera angoscia e sofferenza: intraprendere una gravidanza attraverso metodi naturali e abortire nel caso in cui un esame riveli che il feto è malato".

E questa è la strada che ha dovuto prendere la coppia romana, già genitori di una bimba affetta da fibrosi cistica, quando la donna è rimasta di nuovo incinta di un bimbo con la stessa malattia. L'Italia è stata condannata a versare alla coppia 15.000 euro a titolo di danni morali.  

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