Quartiere a luci rosse a Napoli. E' polemica

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Fa discutere l'idea lanciata dal sindaco partenopeo di realizzare in città una zona sul modello di Amsterdam. Obiettivo: contrastare il racket. Secco no della Curia. Il cardinale Sepe: "Tema a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni"

Un quartiere a luci rosse a Napoli. Fa discutere l'idea del sindaco Luigi de Magistris, che nei giorni scorsi ha ipotizzato la realizzazione di una zona in cui la prostituzione sia esercitata e tenuta sotto il controllo sanitario e delle forze dell'ordine. Il modello a cui guardare è quello della capitale olandese Amsterdam.
Secca la bocciatura della Curia napoletana, che ha bollato la proposta come "un tema a effetto lanciato per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni in assenza di idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale". Parole dure alle quali il sindaco ha risposto con altrettanta fermezza, parlando di "invettiva e affondo politico basato su evidenti distorsioni della realtà". "Dal cardinale - ha detto de Magistris - mi aspettavo un contributo anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale e invece ho ricevuto un'invettiva".

Un quartiere a luci rosse a Napoli - Nelle intenzioni di Luigi de Magistris l'individuazione di una sorta di zona dove le lucciole possano accogliere i propri clienti per contrastare il racket della prostituzione. Perché anche se, come ricorda il primo cittadino, la prostituzione in Italia non è reato, ma lo è il suo sfruttamento, contro questo fenomeno non servono "manganelli". Il progetto sperimentale potrebbe partire presto, ha detto il sindaco partenopeo: "Dobbiamo individuare un'area in cui si sa che è praticata la prostituzione e, in questo modo, ridurre anche la presenza della criminalità organizzata perché quell'area verrebbe controllata strettamente dalle forze dell'ordine".

Sepe: solo un tema ad effetto - Immediata la reazione della Curia. In occasione della festa di Santa Patrizia, copatrona della città, l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha parlato di "diversivo". E ha aggiunto: "Non si tratta di chiudere gli occhi di fronte a una realtà non gradevole, piuttosto si tratta di tenere gli occhi ben aperti, in maniera onesta e chiara, rispetto a una realtà che merita altra attenzione, altri comportamenti, altre iniziative e altra concretezza".

Legalizzazione e tassazione delle prostitute -
A favore dell'idea di un quartiere a luci rosse i Verdi campani, per i quali la "legalizzazione e la tassazione della prostituzione a Napoli è un atto e una battaglia di civiltà e modernità". Per il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio  Borrelli e il consigliere comunale Carmine Attanasio si tratterebbe di "un modo per incassare contributi da chi esercita questa professione,  per colpire frontalmente la criminalità che gestisce quasi totalmente questo mondo e smantellare l'ipocrisia di chi gira la faccia davanti a un problema che esiste da millenni. Inoltre in questo modo chi si  prostituisce sarà più protetto, regolamentato e controllato meglio a livello sanitario. Lo stesso discorso vale per i clienti che in questo modo sarebbero più sicuri".

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