Ilva, dopo il sequestro gli operai scioperano ad oltranza

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Continua la protesta dei lavoratori dello stabilimento di Taranto, al centro di un'inchiesta per disastro ambientale, dopo la decisione della magistratura di mettere i sigilli. Assemblea e blocchi stradali. E il caso arriva al Consiglio dei ministri

Continua la protesta dei lavoratori dell’Ilva di Taranto. Migliaia di operai hanno partecipato all'interno dello stabilimento ad un'assemblea per discutere della situazione venutasi a creare dopo il sequestro degli impianti e degli otto arresti notificati il 26 luglio dalla magistratura. Un'assemblea in cui, alla presenza dei segretari generali di Uilm, Fiom e Fim, Rocco Palombella, Maurizio Landini e Marco Bentivoglio, è stata ribadita l'intenzione di andare avanti con uno sciopero ad oltranza per mantenere alta l'attenzione.
Restano tuttora bloccate da centinaia di lavoratori le strade statali 100 e 106.  E a quanto sembra l'intenzione dei dipendenti dell'Ilva è quella di affluire verso la città e
quindi di bloccare il ponte girevole, come è avvenuto per diverse ore il 26 luglio, e la statale che da Taranto e porta a a S.Giorgio Jonico e Lecce.
E dell'Ilva di Taranto si occuperà anche oggi il Consiglio dei ministri, come ha annunciato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini.

Operai in assemblea - L'assemblea dei lavoratori è stata particolarmente affollata e gli operai dell'Ilva hanno ribadito tutta la loro preoccupazione sul futuro occupazionale. "Il blocco delle lavorazioni di una serie così diffusa di impianti del siderurgico - hanno detto - significa  il vero e proprio declino dello stabilimento, la sua fermata produttiva e non c'è nessuna garanzia che questo personale possa essere ricollocato negli altri settori del siderurgico".

Vendola: "Lavoro e ambiente vincono insieme" -
"In questi giorni la solitudine operaia ha fatto il nido a Taranto" scrive in un editoriale sull'Unità il presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra, ecologia e libertà Nichi Vendola. "E' inquietante vedere, nel cuore del dramma sociale che si profila lo scontro mortale tra due beni, entrambi necessari, indispensabili: l'industria contro l'ambiente, la salute contro il lavoro. Come se questa partita potesse giocarsi solo estremizzando il gioco (...) Bisogna capire se, tutti insieme, tutti gli organi dello Stato, tutta la politica, tutta la cultura del nostro Paese, vorranno giocare la partita della vita o quella della morte. Nello squilibrio violento, nella frattura della relazione tra ambiente e lavoro, difficile dire che vinca qualcuno. Perdiamo tutti".

Uilm: “Non è possibile bonificare un impianto fermo” -
“Un impianto fermo non si può bonificare e sequestrare l'area a caldo in una fabbrica così vuol dire bloccare tutta la produzione” dichiara in un'intervista a La Stampa il segretario generale della Uilm,Rocco Palombella, che all'Ilva di Taranto ha lavorato per quasi quarant'anni. "Il disastro ecologico vero – sostiene Palombella – è lasciare l'impianto fermo. Per ambientizzarlo è necessario farlo marciare, altrimenti sarà impossibile bonificare". E sulla sentenza della magistratura il sindacalista è lapidario: "Nessuno si aspettava una cosa del genere. Ritengo ingiusto e ingeneroso far passare il concetto che lo stabilimento sia all'anno zero dal punto di vista del rispetto ambientale. Negli ultimi quindici anni, in concomitanza con la privatizzazione e soprattutto con il crescere di una cultura ecologista, lo stabilimento è stato ammodernato con degli investimenti massicci. Anche perché un impianto del genere, senza investimenti, sarebbe crollato su se stesso. Probabilmente non è stato fatto abbastanza, ma sequestrare l'intera area a caldo significa di fatto chiudere l'intero stabilimento”

Corteo a Genova - Gli operai dell'Ilva di Genova hanno manifestato in corteo, a Cornigliano. La decisione è stata assunta nel corso di un'assemblea che si è svolta nella mattina del 27 luglio, convocata dai sindacati dopo la notizia del sequestro, disposto dalla magistratura, dell'intera area a caldo dello stabilimento di Taranto, che mette a rischio l'attività in quello ligure, dove lavorano 1760 persone, di cui 900 con contratto di solidarietà, che scade a settembre. L'Ilva di Genova ha solo 5 giorni di autonomia dopo la chiusura dello stabilimento pugliese, l'unico in grado di produrre acciaio dalla materia prima.

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