Ilva, i lavoratori occupano il Comune di Taranto

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Il procuratore di Lecce sul decreto che ha disposto il sequestro dello stabilimento: decisione sofferta. Fiom: "Non interrompere la produzione". Gli operai bloccano le vie d'accesso alla città. Squinzi: "Brutto segnale per gli investitori"

Statali interrotte, blocchi stradali, città paralizzata, Sala degli specchi occupata. Il day after il sequestro di sei reparti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, montano la protesta e la rabbia degli operai che per giovedì 2 agosto hanno già annunciato uno sciopero di 24 ore con manifestazione alla vigilia della convocazione del Tribunale del Riesame sul ricorso dell'Ilva. Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil nazionali e territoriali, Cgil, Cisl e Uil del capoluogo pugliese hanno riferito di un incontro con l'azienda, rappresentata dal presidente Bruno Ferrante, il quale  ha confermato come "ad oggi nessuna esecutività è stata data all'ordinanza di sequestro" (per apporre i sigilli ci vorrà del tempo). Prima di ribadire che "non c'è alcuna intenzione da parte del gruppo Riva di lasciare la citta" (GUARDA IL VIDEO).

I pm: è stata una decisione sofferta. - "Su Taranto avevamo una serie di denunce, di morti, di malattie serie, di feriti, la magistratura non poteva non intervenire - hanno spiegato i magistrati - Eravamo di fronte alla notizia criminis. Era perciò nostro dovere intervenire". "E' un provvedimento estremamente sofferto e la sofferenza si coglie in ogni rigo" ha detto il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, ma "il lavoro dei periti è stato ineccepibile: non c'era altra strada se non il sequestro, non c'era possibilità di adottare altri provvedimenti".
Il ministro Clini, invece, ai microfoni di SkyTG24 ribadisce la sua posizione: "Fermare la produzione avrebbe effetti devastanti" (GUARDA IL VIDEO). "La situazione attuale suggerisce caldamente all'impresa di assumere un atteggiamento più collaborativo e di non resistere alle prescrizioni e alle misure che sono state indicate per il risanamento", ha spiegato  il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. "Come ministro mi assumo la responsabilità di modificare, dove serve e dove è giusto, un atteggiamento, diciamo un po' barocco, dell'amministrazione che spesso, e non solo per il caso Ilva, lega le autorizzazioni ambientali a condizioni che non sono fattibili".

Le preoccupazioni
- "Siamo molto preoccupati per lo stabilimento Ilva di Taranto", ha ammesso il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. "Non sono solo a rischio le
sorti della prima acciaieria di Europa, di decine di migliaia di lavoratori e di un intero territorio; ad essere a rischio, proprio in un momento così delicato per l'Italia, è la stessa vocazione industriale del nostro Paese".
Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, senza la salvaguardia del sito dell'Ilva di Taranto si creerà "una voragine occupazionale", mentre per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. "la strada non è chiudere l'Ilva ma dare una continuità produttiva. Nello stesso tempo - ha sottolineato - noi vogliamo assolutamente che vengano affrontati i problemi ambientali sia all'interno Ilva per la salute di chi lavora, sia all'esterno. Vogliamo evitare contrapposizioni inutili".

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