Mafia, Dell'Utri: non ammessa la deposizione di Berlusconi

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La Corte d'Appello di Palermo ha respinto la richiesta del Procuratore generale. Per i giudici la testimonianza dell'ex premier "non è indispensabile ai fini della decisione"

Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi non sono "né indispensabili né decisive" ai fini della sentenza nei confronti del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Con questa motivazione la Corte di Appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, ha rigettato la richiesta del procuratore generale Luigi Patronaggio di convocare l'ex premier come testimone.

No all'ammissione di nuove prove - La Corte d'Appello di Palermo, alla quale la Cassazione ha rinviato il dibattimento dopo avere annullato la condanna del senatore a sette anni di reclusione, ha in sostanza bocciato quasi tutte le istanze di ammissione di nuove prove fatte da accusa e difesa. Visti i limiti stabiliti dalla Corte di Cassazione e determinati dalla natura stessa del processo di rinvio, i giudici hanno deciso di riaprire l'istruttoria dibattimentale solo con l'esame testimoniale di un ex bancario, Giovanni Scilabra, che nel 1986, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto la visita di Marcello Dell'Utri e dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia.
La Corte ha inoltre ammesso una nuova testimonianza del pentito Giovanni Brusca, limitata al racconto di fatti precedenti all'omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, in quanto le dichiarazioni del collaboratore sul periodo successivo sarebbero "generiche e contraddittorie". Una decisione, quella dei giudici, che lascia la trattativa Stato-mafia fuori dal nuovo processo al senatore. La Corte ha anche deciso di non ammettere le intercettazioni tra Massimo Ciancimino e la sorella, quelle del boss Vito Roberto Palazzolo, alcune informative degli investigatori chieste dalla difesa. L'udienza è stata rinviata al 3 ottobre.

Pg: incombe il rischio di prescrizione - "L'ordinanza della Corte si è molto attenuta ai criteri della Cassazione e ha delimitato moltissimo l'oggetto della prova. Incombe il pericolo della prescrizione specie se risulterà l'interruzione della condotta ascritta a Dell'Utri". Queste le parole del procuratore generale, Luigi Patronaggio, commentando la decisione della Corte di appello di Palermo di non ammettere i testi da lui richiesti, tra i quali Berlusconi.

Il difensore di Dell'Utri - Immediata la replica del legale di Marcello Dell'Utri, Giuseppe Di Peri, che ai microfoni di SkyTG24 ha dichiarato: "Il nostro obiettivo non è la prescrizione".

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