Vatileaks, il maggiordomo ha chiesto scusa al Papa

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La lettera di pentimento, scritta dal "corvo" accusato di aver trafugato i documenti di Benedetto XVI, è stata depositata alla Commissione cardinalizia che indaga sul caso. La Santa Sede smentisce l'esistenza di complici

Il maggiordomo del Papa ha chiesto scusa. Paolo Gabriele, nella cui abitazione sono stati ritrovati documenti riservati sottratti dall'Appartamento Pontificio, ha chiesto perdono a Benedetto XVI in una lettera nella quale esprime il suo dolore e il suo pentimento per quello che ha fatto. E' quanto ha dichiarato al Corriere della Sera l'avvocato Carlo Fusco, difensore del "corvo", arrestato il 23 maggio scorso dopo una perquisizione e da sabato 21 giugno agli arresti domiciliari.

Le scuse del maggiordomo - "Paolo - ha dichiarato Fusco - ha scritto al Papa una lettera confidenziale che è stata consegnata alla Commissione cardinalizia presieduta dal cardinale Herranz", chiamata a indagare sulla fuoriuscita di notizie e documenti riservati e composta anche dai cardinali Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. L'avvocato difensore del maggiordomo del Papa ha precisato inoltre di non aver letto il messaggio indirizzato al Pontefice perché si tratta di una decisione "che è assolutamente esterna all'iter del
processo". "Paoletto" tuttavia avrebbe riferito al legale che nella lettera al Papa, "ammette i suoi errori, chiede perdono ed afferma anche di non aver avuto complici".

Presunta complicità nella fuga di documenti - E di complici aveva parlato il quotidiano Repubblica nell'articolo dal titolo "Svolta sul Corvo del Papa, 'altri tre sotto inchiesta"'. Il giornale diretto da Ezio Mauro aveva chiamato in causa come presunti "corvi" nel caso Vatileaks - in aggiunta al maggiordomo Paolo Gabriele - la segretaria di Ratzinger, la tedesca Ingrid Stampa, l'ex segretario personale Josef Clemens, anch'egli tedesco, e il cardinale Paolo Sardi, ex vice camerlengo e già collaboratore per i testi del Papa. Secondo l'articolo, i tre sarebbero stati anche allontanati dai loro incarichi.
Immediata la reazione della Santa Sede che, attraverso la Segreteria di Stato, ha espresso "ferma e totale riprovazione" per tali pubblicazioni, "non fondate su argomenti oggettivi e gravemente lesive dell'onorabilità delle persone interessate, da molti anni al fedele servizio del Santo Padre".

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