Tesoro di Ciancimino: trovati 12 milioni in Svizzera

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La Guardia di Finanza ha individuato la somma che sarebbe nella disponibilità del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Avviate le procedure per il sequestro. La replica: "Soldi miei? Li darò ai terremotati e alle famiglie delle vittime della mafia"

Una caccia infinita, come senza fine sembra la consistenza del tesoro di Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo. La Guardia di finanza ha individuato altri 12 milioni di euro in Svizzera, occultati in conti bancari, riconducibili al figlio Massimo, già condannato per riciclaggio dei beni del padre a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni. Il pool di magistrati coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dai sostituti Dario Scaletta e Lia Sava, ha già avviato la rogatoria per sequestrare i 12 milioni. La procura sta peraltro approfondendo altri episodi di presunto riciclaggio che conducono questa volta in Romania: avrebbe a che fare con l'affare milionario dei rifiuti e la gestione di una maxi discarica a Bucarest.

Ciancimino: "Darò la somma in beneficenza" -
"Qualunque somma si dovesse trovare che sia riconducibile a me la darò in beneficenza alle popolazioni dell'Emilia Romagna colpite dal terremoto e alle famiglie delle vittime della mafia", dice Ciancimino jr commentando la vicenda. E aggiunge: "Se c'è il tentativo da parte di qualche procura o della finanza di condizionare le mie dichiarazioni ai magistrati sulla trattativa, qualcuno ha fatto male i conti.

Il superteste e il tesoro di famiglia -
Il superteste dell'indagine sulla trattativa, nonostante la collaborazione con i magistrati e il carcere e i domiciliari patiti per la calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro, e per la detenzione di esplosivi, in questi mesi non sarebbe rimasto inattivo e avrebbe cercato di riprendere i vecchi canali e di riattivare i conti nella sua disponibilità. Chi indaga però è a caccia del resto del "tesoro di don Vito": quello già confiscato con la sentenza della Cassazione ammonta a 60 milioni di euro e già questa somma rappresenterebbe solo una minima parte delle immense fortune accumulate dall'ex sindaco mafioso di Palermo con le tangenti del cosiddetto "sacco" edilizio del capoluogo dell'Isola.

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