Ecomafia, in 6 mesi triplicati i comuni commissariati

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Nel primo semestre del 2012, sono 18 le amministrazioni sciolte per criminalità. L'anno precedente erano state 6. E' uno dei dati allarmanti presenti nel rapporto di Legambiente: "In Campania, Calabria, Sicilia e Puglia commessa la metà dei reati"

Nel 2011 nel nostro Paese sono stati scoperti 33.817 reati ambientali, quasi 93 al giorno: il 9,7% in piu' rispetto al 2010. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (per reati spesso legati al ciclo del cemento) nei primi 6 mesi del 2012. Lo scorso anno, erano state sei.
A lanciare l'allarme è "Ecomafia 2012", il rapporto annuale di Legambiente sulle storie e i numeri della criminalità ambientale (prefazione di Roberto Saviano).
Si tratta di "un numero altissimo - denuncia l'associazione - superiore anche al periodo buio degli anni '90, che testimonia questa inesorabile tendenza alla pervasività della criminalità organizzata che sempre più s'infiltra nei circuiti economici e imprenditoriali legali". Dati alla mano, le ecomafie si diffondono in tutto il Paese e non mancano i comuni sciolti per mafia anche al nord come Bordighera e Ventimiglia in provincia di Imperia, Leinì e Rivarolo in provincia di Torino, come pure i coinvolgimenti dei cosiddetti "colletti bianchi", "soggetti dalla fedina penale pulita, con ruoli nelle pubbliche amministrazioni e in grado di gestire a fini illegali i loro canali burocratico-amministrativi".

Un business da 16 miliardi di euro - Il dossier fotografa un business illecito dalle cifre scioccanti (16,6 miliardi di euro il fatturato dell'ultimo anno, 300 negli ultimi venti), contrastato con impegno dalle forze dell'ordine che nel 2011 hanno effettuato 8.765 sequestri e 305 arresti (+48,8% sull'anno precedente), con 27.969 persone denunciate (+7,8%). Ai primi quattro posti della hit della illegalità ambientale in Italia nel 2011 si confermano le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell'ordine Campania (con 5.327 infrazioni), Calabria (3.892), Sicilia (3.552) e Puglia (3.345). In queste quattro regioni si concentra poco meno della metà (il 47,7%) del totale dei reati ambientali scoperti.
Al quinto posto il Lazio (2.463 infrazioni), seguito da Sardegna (2.192), Toscana (2.187), Lombardia (1.607, la prima del nord), Liguria (1.464) e Abruzzo (1.054). All'undicesimo posto della poco lusinghiera graduatoria figura l'Emilia Romagna (con 1.030 infrazioni), davanti a Basilicata (876), Piemonte (874), Marche (856), Veneto (837), Umbria (783), Friuli Venezia Giulia (627), Molise (413), Trentino Alto Adige (380) e Valle d'Aosta (58). La Campania guida anche la classifica degli arresti (97), davanti a Puglia (57), Calabria (42), Sardegna (23) e Sicilia (20); sempre in Campania c'è il più elevato numero di denunce (4.234) contro 2.971 in Puglia, 2.842 in Sicilia, 2.561 in Calabria e e 2.008 in Sardegna.
Nella hit dei sequestri effettuati il primo posto è occupato invece dalla Puglia (1.281), che precede Campania (1.234), Calabria (980), Sicilia (900) e Toscana (678).

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