Dopo il sisma, riparte in Emilia il settore biomedicale

Una foto di archivio di uno dei capannoni industriali di Mirandola danneggiati dal sisma
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La Bellco, pochi giorni dopo la Covidien, riapre a Mirandola: sono di nuovo in servizio 236 dipendenti su 361. Dalla provincia di Modena torna a vivere in Veneto la Budrio, attiva nella produzione e commercializzazione del marmo

Bellco rilancia e rimane a Mirandola: a poco più di tre settimane dalla devastante scossa del 29 maggio l'azienda, leader del settore biomedicale, ha annunciato di aver completamente riavviato la propria attività di fornitura, oltre ad aver ripristinato le proprie attività di ricerca e sviluppo, regolamentari, di controllo qualità e degli uffici amministrativi. Sempre a Mirandola, un'altra azienda, la Covidien, aveva riaperto nei giorni scorsi. Torna invece a vivere in Veneto un'altra azienda di Mirandola distrutta dal sisma: in un capannone in affitto nella zona industriale di Cavaion (Verona) è tornata operativa l'azienda Budri, attiva nella produzione e commercializzazione del marmo. Sono solo alcune delle tante aziende danneggiate dal sisma.

Alla Bellco, ad oggi sono pienamente in servizio 236 dipendenti del Gruppo su 361, e si ipotizza che i 125 mancanti possano rientrare fra agosto e settembre e che dal primo ottobre tutto il personale sarà di nuovo pienamente operativo. Le attività di distribuzione sono supportate da un nuovo magazzino completamente attrezzato sia dal punto di vista strutturale che informatico-gestionale.

"Abbiamo preso la decisione di restare nel distretto, seppure a fronte di un'operazione complessa e onerosa, perché questo renderà possibile non solo la ripresa a pieno ritmo in tempi molto brevi, ma anche il mantenimento del patrimonio, che non può essere disperso, rappresentato dalla nostra manodopera qualificata, dall'occupazione e dal know how del territorio di Mirandola", sottolinea il presidente Antonio Leone. "Ne siamo orgogliosi, visto che Bellco deve la sua storia a questo territorio. Continueremo a guardare al futuro da qui".

Diversa, dettata dalle contingenze, la decisione di Gian Marco Budri: "Il capannone è di una famiglia veronese, la famiglia Perusi, e paghiamo un affitto da 'terremotati'. Abbiamo salvato l'80% dei macchinari e il resto arriva dalla Flow, azienda di New York, con un ponte aereo, poi quattro tir da Norimberga a qui: per il viaggio non hanno voluto che tirassi fuori un euro".

Molti dipendenti faranno i pendolari Mirandola- Cavaion in treno, ma alcuni si trasferiranno e il sindaco della cittadina veronese si è impegnato nella ricerca degli appartamenti, mentre Budri dice che intende "riconoscere loro il disagio" sul fronte delle spese in più. A inizio 2014 il possibile ritorno in terra modenese.

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