Wagon Lits, la protesta continua: “Avanti finché resistiamo”

Mentre al binario 21 la protesta prosegue, c'è anche chi si distrae guardando le partite della Nazionale agli Euorpei di calcio
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Alla stazione di Milano prosegue il presidio dei lavoratori licenziati dopo la soppressione dei treni notturni. E ci si organizza anche per seguire l’Italia agli Europei. Ma Focarelli, l’ultimo rimasto sulla torre, dice: “Che m’importa della Nazionale…”

di Isabella Fantigrossi

Stanislao Focarelli fuma una sigaretta affacciato alla torre faro della stazione Centrale di Milano, la sua casa ormai da più di quattro mesi. E' uno dei lavoratori Wagon Lits che protestano dallo scorso 9 dicembre perché rimasti senza lavoro dopo la soppressione dei treni notturni. Focarelli è stato l'ultimo a salire sulla torre ed ora è anche l'unico rimasto lassù. "Se vuoi ti porto su il mio iPhone così guardi la partita anche tu", gli dice Luca, uno che al presidio Wagon Lits, situato ai piedi della torre, bazzica almeno una volta alla settimana per tenere compagnia ai licenziati. "No, lascia stare, cosa vuoi che me ne importi della partita".

Giù, nella tenda dove chi fa il turno di notte dorme, si guarda Italia-Croazia seduti sulle brandine da campeggio (le foto). Novanta minuti di distrazione, seguendo la Nazionale (qui lo Speciale Euro 2012, ndr). Ma al binario 21 nessuno è tifoso sfegatato. E l'aria che si respira non è certo quella da compagnia al bar. "Finché si resiste noi andiamo avanti, ma le difficoltà non sono poche", ammette Oliviero Cassini, l'uomo simbolo della protesta contro i tagli delle linee notturne volute da Trenitalia. L'ultima festa che si è fatta qui è di pochi giorni fa. Il 10 giugno, con l'entrata in vigore dell'orario estivo, su richiesta del Governo sono state ripristinate alcune rotte notturne.
"Questa è sicuramente una prima vittoria", dice Cassini. "Abbiamo ottenuto il riconoscimento di un bene comune, ma purtroppo questo ripristino parziale non ci garantisce per nulla. Non sono state rimesse in funzione tutte le tratte che c'erano prima e i treni che ripartono hanno meno carrozze e cuccette. Tanti di noi infatti sono ancora a casa senza lavoro. In Lombardia, in Sicilia e a Venezia sono decine i lavoratori ancora da ricollocare".
E così la protesta va avanti. "Finché non si aprirà il tavolo nazionale che ha chiesto anche la Cgil con Governo, sindacati e  Trenitalia per risolvere la vertenza WagonLits, il presidio continua".

Ma dopo sei mesi la fatica, "psicologica, non fisica", sottolinea Cassini, "si sente eccome". L'entusiasmo dei primi giorni non c'è più e la richiesta di riavere tutti i posti di lavoro persi è rimasta per ora inascoltata: "Per me è quasi più difficile andare avanti ora piuttosto che quando ero sulla torre con 15 gradi sotto zero", dice.
E anche le persone al presidio a terra, a dare man forte a Stanislao Focarelli sulla torre, sono meno. Mentre nella tenda si guarda Pirlo che fa gol, qualcuno esulta ma mai a voce troppo alta.
Davanti alla vecchia tv quadrata con l'antenna che non funziona c'è anche Beppe Gison, il primo a scendere dal rifugio a dieci metri d'altezza il 21 gennaio. Le immagini continuano a saltare. "Certo che a guardare una partita così sembra di essere tornati indietro di quarant'anni". Ma se qualcuno si ferma al lato del tavolino il televisore riprende a trasmettere: "Sono pure costretto a fare l'antenna umana", ridacchia Beppe. Nella ripresa la punta croata Mandzukic riagguanta l'Italia segnando la rete del pareggio. Qualcuno era già sicuro della vittoria della Nazionale contro la Croazia e del passaggio del turno agli ottavi di finale. Ma per ottenere il risultato desiderato si dovrà soffrire ancora un po'. Ne sanno qualcosa al binario 21.

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