Brindisi, Dda di Lecce: convinti della finalità terroristica

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A SkyTG24 parla Cataldo Motta, capo della Procura distrettuale antimafia che sta indagando sull’esplosione davanti alla scuola Morvillo Falcone. E Vantaggiato, dopo le tre bombole trovate, avrebbe negato la possibilità di altre stragi

“Siamo convinti della finalità terroristica, che non ha nulla a che vedere con l’esistenza di un’organizzazione terroristica”. Ai microfoni di SkyTG24 parla Cataldo Motta, procuratore distrettuale antimafia di Lecce e titolare dell’inchiesta sull’attentato del 19 maggio scorso davanti alla scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi. Per quell’esplosione, nella quale ha perso la vita la sedicenne Melissa Bassi, nella notte tra il 6 e il 7 giugno è finito in manette Giovanni Vantaggiato, 68enne di Copertino. L’uomo, presunto autore e reo confesso dell’attentato, si trova in isolamento nel carcere di Lecce. Il 9 giugno scorso il gip Ines Casciaro ha convalidato il fermo e condiviso l’impianto accusatorio della Dda: l’accusa per Vantaggiato è strage in concorso con finalità di terrorismo, oltre a quella di fabbricazione, detenzione e trasporto di un “congegno micidiale”.

Proprio contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Lecce, la difesa di Vantaggiato ha deciso di ricorrere al Tribunale del Riesame. Il ricorso, in particolare, riguarderebbe la conferma dell'aggravante della finalità di terrorismo, in base alla quale l'inchiesta rimane alla Procura distrettuale antimafia di Lecce. Se il gip non avesse confermato questo tipo di aggravante (art.270 sexies del codice penale), l'indagine sarebbe tornata alla Procura di Brindisi.

“Sulla base delle risultanze abbiamo ritenuto di contestare questa aggravante e il gip l’ha accettata, ma non è escluso che altri giudici possano pensarla in modo diverso”, commenta il Procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta. I dubbi su come sono andate le cose quel 19 maggio sono ancora tanti. “Alcune ipotesi possono ormai essere escluse, ma non possiamo ancora privilegiare un percorso rispetto ad altri”, dice Motta. Che sul presunto complice di Vantaggiato aggiunge: “Non posso dire nulla”.

L’inchiesta, quindi, va avanti. Martedì 12 giugno gli investigatori hanno trovato tre bombole per gpl con innesco, pronte per l’uso, in una campagna in provincia di Lecce. Una delle ipotesi era che Vantaggiato volesse usarle per altri attentati. A escludere questa possibilità è il legale dell’uomo, Franco Orlando, che ha incontrato in carcere il suo assistito. “Non volevo fare nessun altro attentato”, avrebbe detto Vantaggiato all’avvocato, confermando che il suo voleva essere solo un gesto dimostrativo. Il presunto responsabile dell’esplosione di Brindisi, poi, avrebbe spiegato di aver preparato sei bombole, ma che alla fine ne avrebbe usate la metà perché nel bidone per rifiuti ne entravano solo tre. Al suo legale, inoltre, l'arrestato avrebbe riferito che gli ordigni trovati nell'uliveto conterrebbero lo stesso tipo di polvere pirica usata per l'attentato e preparata artigianalmente prendendo istruzioni da un manuale.

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