Brindisi, trovate altre tre bombole con innesco

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Gli ordigni sono stati individuati nelle campagne in provincia di Lecce, in un uliveto che era di proprietà del padre di Giovanni Vantaggiato. È lì che l’uomo avrebbe fatto le prove prima dell’attentato del 19 maggio scorso davanti all'Istituto Morvillo

Tre bombole di gas, una delle quali forse piena, collegate a un innesco e abbandonate in aperta campagna: è quanto hanno trovato gli investigatori che indagano sull’attentato di Brindisi del 19 maggio scorso, quello in cui ha perso la vita la studentessa Melissa Bassi. Gli ordigni sono stati individuati tra Copertino e Leverano, in provincia di Lecce, in un terreno che era di proprietà del padre di Giovanni Vantaggiato, presunto autore e reo confesso dell’esplosione davanti alla scuola Morvillo Falcone.

Proprio lì, in quelle campagne, il 68enne commerciante di carburanti avrebbe fatto le prove dell’attentato. Nella zona, infatti, sarebbero visibili segni di scoppi. Non è chiaro se le tre bombole rientrassero in queste prove o se l'imprenditore avesse in mente di replicare l’attentato. Gli ordigni, infatti, erano poco distanti l'uno dall'altro, tutti dotati di innesco e pronti per esplodere se fossero stati collegati a un congegno elettrico da azionare con telecomando.
Vantaggiato aveva parlato di alcuni test per prepararsi all’esplosione di Brindisi nell'interrogatorio dinanzi al gip di sabato 9 giugno. In quell’occasione l’uomo aveva anche dichiarato di aver iniziato a preparare l'attentato poco prima di Natale 2011, sperimentando se il meccanismo di innesco, confezionato artigianalmente, avrebbe potuto realmente funzionare.

Oltre agli investigatori, sul posto si sono recati anche i pm della Procura distrettuale antimafia di Lecce, Guglielmo Cataldi, e della Procura di Brindisi, Milto De Nozza. Due bombole sono state disinnescate, la terza verrà fatta brillare perché l'operazione di disinnesco sarebbe troppo pericolosa. Si cercano i telecomandi, quelli di cui Giovanni Vantaggiato ha fatto menzione durante gli interrogatori ai quali è stato sottoposto. L'uomo ha detto di averne acquistati e testati quattro, specificando che i primi tre non funzionavano. Si sta verificando, inoltre, se all'interno di almeno una delle bombole per gpl trovate ci sia polvere pirica della stessa tipologia di quella che è stata utilizzata a Brindisi il 19 maggio scorso.

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