Sisma, aziende chiedono agli operai liberatorie su sicurezza

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La Cgil Emilia Romagna denuncia: le ditte fanno firmare ai lavoratori documenti per assumersi la responsabilità nel caso di incidenti provocati da nuove scosse. Confindustria: "Preoccupati". Intanto sale a 26 il numero di vittime

Ben 57 impianti idrici lesionati, per 67 milioni di danni: sulle zone dell'Emilia e del Mantovano colpite dal terremoto è tornato il sole, dopo la pioggia battente delle ore scorse, ma ora è rischio siccità e resta alta l'emergenza tra gli oltre 12.000 sfollati, ormai allo stremo.
Intanto si aggrava il bilancio delle vittime, il cui numero sale a 26: dopo una settimana di coma è morta all'ospedale Maggiore di Bologna Sandra Gherardi, 46 anni, di Cento (Ferrara), colpita dai calcinacci alla testa mentre era in strada, mentre all'ospedale di Baggiovara di Modena è deceduta Liviana Latini, 65 anni, estratta viva dalle macerie del sua casa a Cavezzo.

Ed è allarme della Cgil, che denuncia: le aziende chiedono a chi vuole tornare a lavorare di firmare una liberatoria da ogni responsabilità. E' stata l'organizzazione sindacale dell'Emilia-Romagna a svelare una sorta di ricatto da parte di alcune aziende per evitarsi guai in caso di nuove scosse nefaste per i lavoratori che tornano all'opera. "Stiamo ricevendo segnalazioni su alcune aziende - rende noto il sindacato mostrando una liberatoria su carta intestata di una ditta di Carpi - che cercano di bypassare l'ordinanza del Dipartimento della Protezione civile (datori di lavoro che hanno l'obbligo di verificare la sicurezza delle strutture, ndr), facendo firmare ai lavoratori liberatorie individuali. Un atteggiamento di irresponsabilità e indecenza". "Io ho sempre detto che bisogna ripartire subito, ma in sicurezza", ribatte a distanza il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che aggiunge: "la prima considerazione deve essere la sicurezza".

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