Coniugi uccisi a Brescia, arrestato il figlio

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Il giovane, 27 anni, sarebbe stato portato in Questura per droga il 30 maggio. Una volta rientrato a casa, secondo gli inquirenti, avrebbe litigato con i genitori per poi ucciderli. Fermato dai carabinieri, non ha risposto nel corso dell'interrogatorio

I Carabinieri di Brescia hanno fermato il figlio di Pietro Antonelli e Alba Chiodi trovati morti ieri 31 maggio nella loro abitazione di via Bertolotti a Gavardo (Brescia). Marco, di 27 anni che vive nella mansarda dell'abitazione dei genitori, è stato arrestato nella serata di ieri e sottoposto a interrogatorio per diverse ore  durante la notte. Il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti Marco Antonelli era stato fermato dai carabinieri della stazione di Gavardo nella serata di mercoledì dopo che era stato visto acquistare della droga. Il giovane aveva la caserma dei militari intorno alle 23.30 per recarsi a casa. Qui, secondo la ricostruzione degli investigatori, potrebbe avere avuto un alterco con i genitori. Per poi scagliarsi con violenza contro di loro in un raptus di follia.

"Ci sono almeno quattro persone che ci hanno parlato della relazione conflittuale che Marco Antonelli aveva con i suoi genitori - ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Brescia, il colonnello Marco Turchi - il ragazzo era insofferente verso le osservazioni e i rimproveri che i genitori gli rivolgevano, come in ogni famiglia normale". Un cugino delle madre ha raccontato ai militari di conoscere il 27enne solo di vista; ha parlato di un ragazzo chiuso, introverso, schivo. I carabinieri hanno anche riferito che in passato c'erano stati episodi che avevano preoccupato particolarmente i coniugi Antonelli: in un paio di occasioni c'erano stati anche contatti fisici durante i litigi tra padre e figlio.

Secondo i carabinieri infine Antonelli sarebbe un esperto di thai-boxe, passione in cui, dicono i militari bresciani, sfogava la sua aggressività. Le ferite e le contusioni presenti sui corpi dei due coniugi uccisi, stando al primo esame del medico legale intervenuto sul posto a Gavardo, sarebbero compatibili con un'aggressione avvenuta a mani nude. Al ragazzo, poi, una volta portato in ospedale nel pomeriggio di ieri, sono state riscontrate abrasioni sulle mani e sui polsi.

Una storia, che, se confermata, ricorda vicende come quella di Ferdinando Carretta (che nell'agosto del 1989 uccise padre, madre e fratello per poi essere arrestato a Londra 10 anni dopo) o di Piero Maso che nel 1991, aiutato da tre amici, uccise entrambi i genitori. Condannato a 30 anni di carcere, è in semilibertà dal 2008.

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