Terremoto in Emilia, inchiesta sui capannoni crollati

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Polemica sugli operai morti in seguito al sisma. I parenti: “Non si doveva rientrare in fabbrica così presto”. Ma gli imprenditori: “Avevamo l’agibilità”. Intanto si aggrava la conta dei danni subiti dalle aziende

“Il vero epicentro del terremoto è il lavoro”. “I morti del sisma sono morti sul lavoro”. Prima il ministro Fornero, poi il ministro Cancellieri non hanno esitato a porre l’accento sulle vittime principali del sisma che ha colpito l’Emilia. La scossa di magnitudo 5.8 registrata intorno alle 9 del mattino del 29 maggio ha fatto infatti crollare diversi capannoni industriali. Ed è lì, sotto quelle macerie, che hanno perso la vita almeno sette operai. Tre nella Bbg a Mirandola, quattro sotto la Haemotronic di Medolla. Ma tra le vittime ci sono anche due imprenditori e un artigiano. Tutti sorpresi dal sisma sul posto di lavoro. Esattamente come accaduto il 20 maggio, quando nel crollo della Sant’Agostino Ceramiche, erano morti quattro operai. Il Procuratore capo di Modena Zincani, che ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, ha usato parole forti contro la “politica industriale suicida a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati”. Accuse anche dal presidente Napolitano sulle “politiche pubbliche inadeguate sul lato della prevenzione”.

E si infiamma la polemica sul rientro in fabbrica dopo dieci giorni dal primo sisma. “Troppo presto. E’ stato un azzardo” gridano i parenti delle vittime. “Non volevamo tornare a lavoro” dice a SkyTG24 una dipendente di Haemotronic, dove sono morti 4 operai. Ma gli imprenditori, difesi anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, assicurano che i capannoni sono stati riaperti dopo una serie di verifiche e certificazioni. “Abbiamo ripreso a lavorare dopo i controlli fatti dalla Protezione Civile” dice a SkyTG24 Ettore Sansavini, il presidente di Eurosets un’azienda che si trova a pochi metri proprio dalla Haemotronic di Medolla.  “Al momento del sisma qui lavoravano 118 persone. Sono uscite tutte salve dalla struttura. La nostra azienda è molto più recente della Haemotronic ed è stata costruita secondo le nuove normative”. La Eurosets ora è stata ritenuta inagibile, nonostante sia in piedi. E’ ridotta in macerie invece la Bbg di Mirandola. “Abbiamo avuto l’agibilità giovedì, con la firma dell’ingegnere strutturale. Così siamo partiti lunedì mattina alle 8” racconta a SkyTG24 il figlio del titolare della Bbg. Chi quei prefabbricati li costruisce, sottolinea che “tante strutture dell’Emilia sono in appoggio per cui con i movimenti sussultori e ondulatori si sganciano e crollano. Dal 2005 in qualsiasi zona sismica c’è l’obbligo di vincolare le strutture con dei perni sui nodi principali e sui collegamenti”.

Tra i lavoratori c’è anche chi prova a smorzare le polemiche. “I titolari e i padroni sono sempre stati disponibili verso di noi. Una famiglia. Io non sono tornata a lavoro perché non ero pronta. Non ho più una casa. Chi è tornato lo ha fatto per il desiderio di recuperare la normalità. Vogliamo rimboccarci le mani e ripartire” afferma a SkyTG24 una dipendente della Haemotronic di Medolla.

E la voglia di ripartire, dopo la paura, è sicuramente il sentimento che unisce i tanti sfollati, oltre 14 mila, in una terra che per tradizione si regge proprio sulle industrie. Biomedicale, ceramica, alimentare, meccanica. Questi i settori più colpiti. E ci sono già le prime stime dei danni, che vanno a sommarsi a quelli del sisma del 20 maggio. La Coldiretti parla di danni per 500 milioni di euro alla produzione agroalimentare di un distretto che genera il 10% del Pil agricolo, mentre per Confindustria il terremoto avrà conseguenze prolungate sulla produzione industriale dell'area. “Perdere questo territorio così produttivo sarebbe un disastro per l’economia italiana” sottolinea a Sky TG24 Erminio Veronesi della Fiom-Cgil Modena “Se non ripartiamo subito non lo faremo più sul nostro territorio. Ci sono stati vicini all’Italia che hanno già chiesto di poter ospitare le nostre aziende. Se entro sei mesi non si costruiranno nuovi capannoni rispettando le nuove normative perderemo il treno” afferma a SkyTg24 il presidente della Cna Luigi Mai.

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