Sisma in Emilia: aziende in ginocchio, 5mila posti a rischio

Il crollo dell'industria di ceramica Sant'Agostino. Credit: Agenzia Fotogramma
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Il conto è della Cgil. Confindustria: danni diretti alle imprese di centinaia di milioni di euro. A Modena ferme il 70% delle ditte. Gli industriali chiedono credito, sospensione delle tasse e attivazione degli ammortizzatori sociali

Il terremoto ha colpito duro sul lavoro. Se quattro operai sono morti mentre lavoravano, è perché molte delle strutture produttive che si trovano nel cratere del sisma sono collassate. A Modena e Ferrara ci sono 5.000 tra operai e dipendenti dell'industria che lunedì 21 maggio sono andati al lavoro sapendo che sarebbero tornati a casa: le loro aziende infatti erano 'inagibili', chiuse. Catene di montaggio ferme. Il conto, della Cgil, è approssimativo e al ribasso. Perché, fa notare il segretario di Modena Donato Pivanti, vanno aggiunti gli operatori di terziario, servizi, agricoltura, precari e interinali. "Dobbiamo riuscire a proteggerli tutti" dice netto. Servono cassa integrazione straordinaria e in deroga. Ma "bisognerà iniziare a ragionare su come mettere in condizione le aziende di ripartire" aggiunge Giuliano Guietti, segretario Cgil Ferrara. Per Confindustria i danni diretti alle imprese non sono inferiori ad alcune centinaia di milioni di euro: il 70% delle imprese di Modena è fermo.

In vista della dichiarazione dello stato di emergenza del governo, gli industriali chiedono credito, sospensione immediata di tutti gli adempimenti fiscali, tributari e contributivi (in particolare delle prossime scadenze Imu) e l'attivazione urgente degli ammortizzatori sociali (anche in deroga). Dell'utilizzo degli ammortizzatori in deroga il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha già parlato con il ministro Fornero; mentre il sottosegretario Catricalà ha spiegato che il governo valuterà il possibile rinvio dei pagamenti di tributi e contributi, oltre che una deroga al patto di stabilità. Ritenuta quest'ultima una priorità da Errani per garantire la ricostruzione. Tutto è rinviato al Consiglio dei ministri del 22 maggio.

Il simbolo di un sistema ferito due volte è Sant'Agostino, nel ferrarese. Nella industria ceramica omonima, che impiega 330 persone, due operai hanno perso la vita. In paese ci sono 7.000 abitanti: in pratica in ogni famiglia ha qualcuno che lavora nella fabbrica. Ma anche le altre aziende ceramiche di Finale, nel Modenese, sono chiuse. I forni si sono disassati e hanno problemi di sicurezza. Per i loro lavoratori, fanno sapere fonti di Confindustria, sarà attivata la cassa integrazione, ma con ogni probabilità con una procedura straordinaria per tutte le aziende danneggiate dal sisma. Anche l'artigianato, vera spina dorsale del sistema industriale di queste zone, è al collasso. "Un associato su quattro ha subito danni e non ha ancora la agibilità" spiega Ermes Ferrari, Cna Modena. Sono microimprese che lavorano in subfornitura. Se non riusciranno a far ripartire la produzione, hanno paura di perdere le loro commesse. Chiedono "che la burocrazia non metta i bastoni tra le ruote e che i trasferimenti di azienda par far ripartire la produzione non vengano ostacolati". Perché sono imprenditori abituati a far da soli. Colpisce che la Cna di Modena abbia scritto ai suoi 15.000 associati per chieder conto dei danni subiti. Hanno risposto a decine di quelli non hanno avuto nessun problema: volevano mettersi a disposizione (gratuitamente) per aiutare i colleghi in difficoltà.

E' un'Emilia che non piega la testa, che vuol continuare a lavorare nonostante tutto quella che si vede oggi. Anche se dell'impresa è solo dipendente. C'è un imprenditore, Giulio Barbieri di Poggio Renatico, che ha preso carta e penna per ringraziare i suoi dipendenti: "Stamattina malgrado quasi tutti abbiano trascorso la notte in auto e siano provati fisicamente ed emotivamente si sono presentati regolarmente al lavoro". Ma se l'industria e l'artigianato sono in crisi, e le campagne ancora di più in sofferenza. Per Coldiretti il danno è di 200 milioni di euro tra crolli e danni ai macchinari e animali. Cia e Confagricoltura chiedono una moratoria fiscale, soprattutto dell'Imu. Tassa poco amata che colpirebbe, paradosso nel paradosso, immobili che spesso sono perfino crollati.

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