Terremoto, nuove scosse in Emilia. Oltre 5mila senza casa

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Seconda notte in tenda o in auto per gli sfollati. Gravi i danni alle imprese e al patrimonio culturale. Monti arriva a Ferrara. La Procura avvia gli accertamenti sul crollo dei capannoni industriali che hanno provocato quattro delle sette vittime

Sale il bilancio degli sfollati per il terremoto che, all'alba del 20 maggio, ha colpito l'Emilia, causando sette morti e una cinquantina di feriti. Sono circa 4.500, ovvero 1.500 in più rispetto alla stima compiuta poche ore dopo il sisma, gli sfollati costretti a lasciare la casa. Un numero che cresce ancora, fino a 5 mila, se si considera le persone che, oltre a un tetto, hanno anche bisogno di un pasto caldo e di vestiti asciutti. Perché alla tragedia del sisma, che continua a far tremare la terra, si è aggiunta anche la pioggia a rendere difficile la condizione dei terremotati. E a ostacolare le già difficili operazioni di soccorso coordinate dalla Protezione Civile. Il presidente del Consiglio Mario Monti è giunto a Ferrara, accompagnato dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, e nella mattina del 22 maggio effettuerà un sopralluogo delle zone terremotate per poi volare a Roma a presiedere il Consiglio dei ministri chiamato a proclamare lo stato di emergenza.

Intanto, la prima conta dei danni è da pelle d'oca: "Alcune centinaia di milioni di euro" quelli alle imprese, secondo Confindustria Emilia-Romagna, mentre la Cgil di Modena e Ferrara parla di 5 mila posti di lavoro a rischio nell'industria. Delle oltre 150 imprese che fanno capo a Confindustria Modena, e che danno lavoro a quasi 9 mila dipendenti, circa il 70% ha registrato danni strutturali di entità media o grave che le hanno costrette a interrompere la produzione. Altrettanto drammatiche le conseguenze del terremoto sul patrimonio artistico di una terra che da sempre fa del turismo culturale il suo fiore all'occhiello. Per chiese ed edifici storici, il sisma è stato "un durissimo colpo", sostiene la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, che parla di "danni irrimediabili".

Un motivo in più per "accelerare il più possibile", come chiede il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani. Sia nell'effettuare le verifiche di agibilità degli edifici pubblici e privati, passaggio indispensabile per favorire il ritorno alla normalità, sia nell'individuare gli strumenti economici e fiscali necessari per far ripartire i territori colpiti al cuore dal terremoto. Pronto intervento, assistenza e messa in sicurezza, dunque, "ma poi sarà necessario - sostiene il presidente della Conferenza delle Regioni - costruire un provvedimento che sia in grado di legare l'emergenza al processo di riattivazione delle imprese, delle strutture pubbliche e private". Errani ne ha parlato con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, nel lungo vertice con i sindaci interessati dall'emergenza che si è svolto a Marzaglia. Bisogna "sospendere il pagamento dell'Imu per le case e le imprese danneggiate", sospendere tributi e contributi. Poi "spingere il credito per anticipare la ripartenza e pensare ad ammortizzatori in deroga per evitare che i lavoratori vivano una doppia emergenza". Un concetto, questo, di cui Errani - rivela - ha già parlato con il ministro per il Lavoro Fornero. Infine, congelare il patto di stabilità, un'altra priorità di cui il presidente della Regione Emilia-Romagna avrà modo di parlare anche con il presidente Monti.

Numeri e norme che si intrecciano a doppio filo con la storia delle persone. Quelle che hanno fatto dell'auto, zeppa di coperte, la loro nuova casa e quelle che hanno invece scelto di trasferirsi nei centri di accoglienza e nelle tendopoli allestite in fretta e furia. Da Finale Emilia, nel modenese, a Sant'Agostino, in provincia di Ferrara, epicentri del sisma che nelle ultime 24 ore ha scatenato qualcosa come quasi 200 scosse. Ogni sussulto è un calcinaccio che cade per terra, ogni sobbalzo un tuffo al cuore, che fa correre le persone da una parte all'altra e costringe i soccorritori a fermarsi per poi ripartire tra l'affanno e la paura di una nuova scossa.

A Ferrara, intanto, la Procura ha avviato gli accertamenti sul crollo dei capannoni industriali che hanno provocato quattro delle sette vittime. "La mancata sicurezza nel posto di lavoro non può essere derubricata come fatalità: su come vengono costruite le fabbriche e sul 'meno costa, meglio è bisogna fare chiarezza", sostiene Antonio Mattioli, Responsabile Politiche Industriali della Segreteria Cgil Emilia Romagna. "C'è rabbia - aggiunge - tanta rabbia, pensando ai lavoratori morti nel turno di notte tra sabato e domenica nelle fabbriche del ferrarese". Nessuno vuole speculare, precisano ancora i sindacati, "ma morire perché le fabbriche non stanno in piedi non è sopportabile".

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