Milano, Macao cambia casa: occupato Palazzo Citterio a Brera

Il collettivo Macao dentro Palazzo Citterio
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Il collettivo che per giorni ha presidiato prima la Torre Galfa e poi via Galvani, si è spostato nell’edificio settecentesco di proprietà del ministero dei Beni culturali. E, dopo le critiche di Dario Fo, incassa anche quelle di Stefano Boeri

di Valeria Valeriano

"È con piacere che inauguriamo nuovamente Macao, centro per le arti, la cultura e la ricerca di Milano". Con queste parole i “lavoratori dell'arte” milanesi hanno salutato la nuova sede del collettivo: Palazzo Citterio, in via Brera. L’edificio settecentesco, in pieno centro città, è stato occupato sabato 19 maggio. Dopo undici giorni nella Torre Galfa e cinque di presidio in via Galvani, quindi, Macao cambia casa e si trasferisce in quello che è considerato il quartiere degli artisti. A traslocare, però, sono anche le polemiche.

La nuova occupazione, raccontata in tempo reale sui social network e in diretta streaming, ha suscitato qualche critica. Su Facebook, soprattutto, in molti hanno trovato di cattivo gusto gli aggiornamenti sulla loro conferenza stampa e   sulla"caccia al tesoro" (come è stata definita l'occupazione) nel giorno in cui una bomba era esplosa davanti alla scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi. Dopo la pioggia di commenti, Macao ha pubblicato un comunicato di solidarietà e ha chiesto scusa per alcuni post e per aver cancellato degli interventi.

Ma le critiche non sono arrivate solo da qualche utente sul web. La nuova occupazione è stata bocciata dal ministero dei Beni Culturali, dal Comune di Milano e dalla soprintendente e direttrice della Pinacoteca di Brera, Sandrina Bandera. "Sono preoccupata perché ci sono 600 persone e il palazzo è un cantiere con pericoli all'interno", ha detto.
Critico con Macao anche Stefano Boeri, architetto, assessore milanese alla Cultura. All'inizio simpatizzante dell'iniziativa, ora su Facebook scrive: “Voglio dirlo con chiarezza, l'occupazione di Palazzo Citterio è un atto sbagliato”. Il suo dietrofront si aggiunge a quello di Dario Fo. Anche il Premio Nobel ha cambiato idea su Macao nei giorni scorsi, quando una delegazione del collettivo si è presentata a un incontro promosso dal Comune sul recupero degli spazi abbandonati in città solo per leggere un comunicato ed è andata via senza ascoltare gli altri interventi. “È un atto di presunzione – ha commentato Fo –. Se non lasciano questo atteggiamento e non diventano umili e curiosi di sapere e conoscere le idee degli altri è difficile che crescano”.

I ragazzi di Macao, intanto, prendono possesso della nuova casa. Palazzo Citterio, spiegano, sin dall’inizio era l’obiettivo da “liberare”. La dimora nobiliare è di proprietà del ministero dei Beni culturali. In disuso da anni, di recente è stata inserita nel progetto “Grande Brera”, per ampliare gli spazi espositivi della vicina Pinacoteca (anche in vista dell'Expo 2015). Ma "per come è pensato – è la posizione di Macao – il progetto ‘Grande Brera’ snatura lo spirito originale legato al rapporto diretto e di scambio tra il museo e la scuola. Vogliamo creare invece un luogo aperto, vivo e accessibile dove l'arte venga vissuta come bisogno primario dell'essere umano".

L’occupazione dell’edificio al numero 12 di via Brera arriva pochi giorni dopo la proposta del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di spostare Macao negli spazi abbandonati dell’ex fabbrica Ansaldo. Proposta rispedita al mittente. Ci sono “associazioni culturali e altri soggetti che hanno già richiesto, tramite bando o assegnazione, uno spazio all’ex Ansaldo. Macao non intende sottrarre spazi già destinati ad altri né guadagnare corsie preferenziali”, avevano fatto sapere dal collettivo sottolineando che avrebbero continuato la “lotta”. E così è stato. Qualche centinaio di ragazzi, sabato mattina (il 19 maggio), si è dato appuntamento per la “caccia la tesoro” che si è conclusa a Palazzo Citterio.

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