Macao: sgomberata la torre, a Milano restano le polemiche

Lo striscione dei ragazzi del Collettivo Macao esposto dopo lo sgombero della Torre Galfa (Fotogramma)
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Dopo il blitz delle forze dell’ordine per “liberare” la Torre Galfa, in Rete è scattato il tam tam. Pisapia: “Questi temi non si risolvono con gli sgomberi”. Ma molti criticano il sindaco per non aver preso una posizione: venga qui a dire che vuole fare

È bastata un’ora per sgomberare la Torre Galfa a Milano, ne serviranno di più per sgomberare il campo dalla polemiche. È diventato ormai un caso, che ha investito in pieno l’amministrazione comunale e il sindaco Giuliano Pisapia, quello del Collettivo Macao, il gruppo di ragazzi che per 10 giorni ha occupato il grattacielo di proprietà del gruppo Ligresti per attirare l’attenzione sulla mancanza di spazi sociali in città (i video su Youtube).
Dopo il blitz delle forze dell’ordine è infatti iniziato il tam tam in Rete.
Già alle 7 di martedì 15 maggio, pochi minuti dopo l’inizio dello sgombero, su Twitter fioccavano decine di messaggi e foto che raccontavano in tempo reale quello che stava succedendo. Con il passare dei minuti i tweet sono diventati centinaia, poi migliaia. In mattinata gli hashtag #macao e #iostoconmacao sono stati tra i più gettonati sul social network, finendo tra i trending topic di giornata (gli argomenti più discussi su Twitter).

"Ho sempre pensato che i temi di innovazione, cultura e sociali, non si risolvono e non si possono risolvere con gli sgomberi", ha detto il sindaco Giuliano Pisapia. Ma le sue parole non sono bastate a spegnere le polemiche.
Se i ragazzi sgomberati dalla Torre hanno deciso di restare lì davanti organizzando un’assemblea, in tanti si sono fatti sentire sui social network. La nota pubblicata da Pisapia sulla sua pagina di Facebook ha ricevuto 100 commenti in meno di un’ora, che sono diventati 248 dopo due ore. “Il vento che cambia? – ha scritto Cristian – perché non vi siete posti il problema della torre Galfa prima dell'occupazione, abbandonata da 15 anni?”.
Risponde Federico: “Il comune non ha voce in capitolo nello sgombero di un locale privato. Prima di cogliere la palla al balzo per infamare la giunta e Pisapia, pensate e ragionate su quello che state scrivendo”.
Tra accuse e apprezzamenti, spicca soprattutto un messaggio: il sindaco avrebbe dovuto metterci la faccia, andando a Macao a dire come pensa di risolvere questa vicenda. 

Molti hanno rinfacciato al primo cittadino di non aver preso una posizione sull’occupazione della Torre Galfa. Pisapia, solo 24 ore prima, aveva dichiarato: “Sui giovani di Macao credo che debbano decidere altre istituzioni dello Stato, non il Comune di Milano”.
Per lo scrittore Giuseppe Genna le sue parole “ieri sono un pass x la polizia oggi”. Critico anche il giornalista e blogger Luca Sofri: “Lasciar andare la polizia a #macao, lavarsene le mani, è stata una cosa stupida”, ha scritto su Twitter.
Pisapia, nella stessa nota in cui critica il metodo dello sgombero, non si tira però indietro: “Oggi ancora di più sento il dovere di dare una risposta positiva, nel rispetto delle regole, alla domanda che nasce dalla città di spazi per la cultura, la creatività e l'aggregazione giovanile”. L’accenno al rispetto delle regole non è affatto casuale.
È lo stesso concetto espresso da Don Virginio Colmegna in un intervento su Repubblica: “Non dimentichiamo che Milano ha fame di case – ha ricordato il presidente della Casa della Carità –, ma per questo necessita di regole che non possono essere quelle del "fai da te", anche per rispetto di chi attende seguendo la normalità dei percorsi di accesso”.

E così una parte di Milano si ritrova, se non spaccata, perlomeno disorientata. Da una parte ci sono quelli che si sono schierati al fianco dei giovani di Macao: da Dario Fo al gruppo musicale degli Afterhours, per citarne solo alcuni.
Dall’altra ci sono coloro che, pur riconoscendo il valore sociale e artistico dell’iniziativa dei giovani di Macao, non vogliono far finta di non vedere l’aspetto “illegale” dell’occupazione. La Torre Galfa tra l’altro è di proprietà del gruppo Ligresti, quindi un privato, anche se negli ultimi anni è stata abbandonata e attualmente le condizioni dell’edificio sono pessime.

Anche all’interno della giunta comunale le posizioni non sono proprio allineate. Se la capogruppo del Pd, Carmela Rozza, fa capire che “non è tollerabile nessuna occupazione abusiva”, l’assessore alla Cultura Stefano Boeri (sempre Pd) nicchia: “L’energia, la creatività e l’innovazione di questi ragazzi va riconosciuta, non soffocata”. Tocca a Pisapia ristabilire una guida comune e per questo martedì 15 maggio ha deciso di incontrare gli assessori “che possono contribuire ad affrontare positivamente questo tema”.
Gongola intanto il Pdl e tutta l’opposizione in consiglio comunale: “Pisapia ne è uscito nel peggiore dei modi - afferma Carlo Masseroli - La città e i suoi non hanno capito se fosse a favore o contro lo sgombero. Come Pilato se ne è lavato le mani".

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