Storia di Rosario, un operaio che torna al Sud. Per lavoro

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Era partito nel 2000 da un piccolo paese in provincia di Napoli “per disperazione”. Oggi, a 37 anni, ripete quel viaggio, ma al contrario. La sua azienda, la Prysmiam, chiude lo stabilimento di Vercelli. E lui è stato trasferito nella sede di Pozzuoli

di Chiara Ribichini

“Il lavoro non mi fa paura. Sarà diverso, imparerò. Ma devo ricominciare. Prendere la valigia, lasciare tutto ciò che ho costruito qui e ripartire. Ancora una volta. Come dodici anni fa. Questa volta, però, torno a casa”. E’ un viaggio al contrario, dal Piemonte alla Campania, quello di Rosario e degli altri colleghi che hanno accettato, in seguito alla chiusura dello stabilimento di Livorno Ferraris (Vercelli) della Prysmian, multinazionale leader mondiale nel settore di cavi e telecomunicazioni, di essere trasferiti nella sede di Arco Felice, piccola frazione di Pozzuoli in provincia di Napoli. Proprio da lì, da un paesino della provincia del capoluogo campano, Rosario, oggi 37 anni, era infatti partito nel 2000 alla volta del nord, in cerca di un contratto che, nella sua terra, era praticamente introvabile. “Riuscivo solo a fare qualche lavoro a giornata come muratore. Sapevi quando iniziavi ma mai quando avresti finito. E, indipendentemente dalle ore fatte, la paga era sempre la stessa: sessantamila lire. In nero, ovviamente” racconta. E senza esitare spiega: “Cosa mi spinse a lasciare il mio paese? La disperazione. Avevo una bambina piccola e non riuscivamo a vivere. Dovevo fare qualcosa”.

L’avventura di Rosario in Piemonte è iniziata con un contratto interinale alla Teksid di Crescentino, una fonderia del gruppo Fiat che oggi ha chiuso. Del suo arrivo a Vercelli, ricorda “il grande freddo”. “Era gennaio, non ero abituato a un clima tanto rigido. E poi era tutto così diverso. Ma avevo una famiglia e mi sono tirato su in fretta”. Poi, dopo un anno, ha firmato un contratto di formazione alla Pirelli, poi rilevata dalla Prysmian. E, nel giro di 24 mesi, è arrivato il tempo indeterminato. E da lì la casa, che definisce “un appartamentino”, presa con il mutuo e altri due bambini. Proprio quella casa che oggi, di fronte al nuovo trasferimento, rappresenta la sua principale fonte di preoccupazione. “Dobbiamo venderla ma con la crisi del mercato immobiliare non sarà un’impresa facile. E con tre figli non posso permettermi di fare errori”.

A riportare Rosario nella sua terra è stata la decisione della Prysmian di chiudere il prossimo luglio lo stabilimento di Livorno Ferraris che era l’unico in Italia a produrre cavi ottici. “Una decisione dettata dal mercato debole nel nostro Paese della banda larga e dalla mancanza di investimenti in questo settore, ma anche dall’accordo fatto dal gruppo con Draka, un’azienda coreana con sede in Olanda, che ha creato un’eccedenza di produzione di fibre” spiega Giuseppe Furfaro, segretario generale della Filctem-Cgil. L’azienda, che vanta un centinaio di fabbriche in tutto il mondo (solo in Italia ha nove stabilimenti con più di mille dipendenti) e che si è assicurata commesse importanti come la fornitura di cavi al nuovo World Trade Center e alla Libia che verrà ricostruita, si è trovata così costretta a chiudere lo stabilimento in provincia di Vercelli. “Abbiamo fatto l’impossibile. Abbiamo coinvolto tutte le istituzioni. E’ intervenuto persino il ministro Fornero. E va detto che la Prysmian si è mostrata sempre molto disponibile. Sino ad ora siamo riusciti a ricollocare il 35% dei 107 operai” dice Mario Lucano, segretario per Vercelli e Valsesia della Femca Cisl. Alcuni a Quattordio (Alessandria), altri a Merlino (Lodi) e una decina ad Arco Felice.

“Non avrei mai immaginato un giorno di tornare a Napoli per un’opportunità di lavoro. La Campania è la mia terra. Ci sono i miei fratelli. In cuor mio mi fa piacere trasferirmi 'a casa'. Ma devo ricominciare. Qui a Vercelli ormai mi ero costruito la mia vita. Avevo trovato il mio posto nella società. E qui a Vercelli lascio anche mio padre, che mi ha seguito per star vicino ai nipotini ed ora, fino alla pensione, non potrà più spostarsi” confessa Rosario. Nessuna preoccupazione invece per la nuova esperienza lavorativa, nonostante ad Arco Felice si producano cavi sottomarini e non ottici. “Imparerò” dice Rosario. Ma nessuna certezza del domani. “Oggi tutti gli operai hanno paura di perdere il posto. Ho visto chiudere aziende all’improvviso. Un lavoro sicuro non esiste più”.

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