Caso Orlandi, il corpo nella tomba corrisponde a De Pedis

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L'ispezione dei resti del boss della Magliana è legata all'inchiesta sulla ragazza scomparsa nel 1983. Trovata vicino alla bara una cassetta con le ossa di un'altra persona: si tratterebbe però di reperti di epoca pre-napoleonica

E' stata aperta nella mattina di lunedì 14 la tomba del boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, sepolto nella chiesa di Sant'Apollinare a Roma. I resti sono ispezionati in relazione all'inchiesta sul caso di Emanuela Orlandi, scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983 quando aveva 15 anni. Gli esami dattiloscopici hanno confermato che il cadavere nella tomba corrisponde a quello del boss. Le impronte infatti hanno permesso l'identificazione del cadavere consentita anche grazie al buono stato di conservazione del corpo.

Accanto alla bara è  stata trovata anche una cassetta con resti ossei di un'altra persona, ma secondo il il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi si tratterebbe di reperti risalenti all'epoca pre-napoleonica.

"Dovranno fare degli accertamenti ma per adesso il corpo resta qui", ha detto Lorenzo Radogna, legale della famiglia De Pedis: "Poi verrà traslato forse al Verano o forse saranno cremati i resti" (GUARDA IL VIDEO).

A condurre l’ispezione il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo. Con lui anche il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi. Nella chiesa sono arrivati inoltre i legali dei familiari di Enrico (detto Renatino) De Pedis, Lorenzo Radogna e Maurilio Prioreschi, e il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro:"E' solo un passo avanti per le indagini, speriamo si faccia chiarezza", ha commentato. "Mi auguro che questo di oggi sia un passo importante verso la collaborazione tra Stato e Vaticano", ha detto ai giornalisti.

L’apertura della tomba è stata disposta dopo il via libera del Vicariato di Roma. La salma dovrebbe essere portata prossimamente a Medicina legale per gli accertamenti e il test del Dna.

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