Caso Orlandi, la tomba di De Pedis sarà riaperta

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Dopo l’ok della Procura di Roma, nei prossimi giorni sarà fatta luce sulla sepoltura nella chiesa di S.Apollinare del boss della banda della Magliana. Il suo nome è legato a quello di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983 in circostanze mai chiarite

Sembra essere ormai questione di giorni, se non di ore, l'apertura della tomba di Enrico De Pedis, detto "Renatino", il boss della banda della Magliana, sepolto nella chiesa romana di Sant’Apollinare. La speranza è quella di fare luce sulla morte di Emanuela Orlandi, la ragazzina figlia di un commesso pontificio scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983 quando aveva 15 anni. E il cui nome è stato più volte messo in relazione a quello di De Pedis.
Dopo l'ok della Procura di Roma, voci insistenti che si rincorrono sia dentro che fuori le mura vaticane indicano che la prossima settimana, forse già lunedì 14 maggio, si toglierà la lapide dalla tomba situata nella cripta della chiesa. Le date su cui da giorni si ragiona sono infatti quelle del 14 o 15 maggio.
A fine marzo il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, aveva disposto ulteriori accertamenti sulla sepoltura di De Pedis.

Il fratello: "Non ci si fermi alla tomba di De Pedis" - "Non credo e soprattutto non mi auguro che lì dentro ci sia Emanuela. Ma penso che questo sia un passo importante, a patto che non si voglia mettere la parola fine alla vicenda: insomma è solo una pista, non ci si deve fermare alla questione della sepoltura" ha commentato il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro.

Il caso Orlandi e i legami con De Pedis - Era il settembre 2005 quando una telefonata arrivò al programma "Chi l'ha visto" e un uomo disse che se si voleva sapere la verità su Emanuela Orlandi bisognava cercarla nella tomba di De Pedis. A questo si aggiungono le dichiarazioni di Sabrina Minardi, che all'epoca della scomparsa di Emanuela era l'amante di De Pedis: fu lei a dire che Emanuela era morta e ad attribuirne la responsabilità a "Renatino".
Sulla attendibilità della Minardi non sono mancati dubbi. Così come non sono in molti a credere che dentro la tomba si ritroveranno anche i resti di Emanuela. Anzi, gli stessi familiari della ragazza sono scettici. Altra cosa è capire che ruolo può aver giocato un'organizzazione criminale come la banda della Magliana nella vicenda Orlandi e se il Vaticano e la stessa figura del Papa possano essere stato oggetto di ricatto.
Un'inchiesta, del resto, è ancora in corso. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ne ha preso personalmente il coordinamento poche settimane fa. E resta il fatto che di questa tomba si parla ormai da troppo tempo.

La collaborazione del Vaticano - Il caso è diventato “ingombrante” per lo stesso Vaticano, vista la presenza nella chiesa di un personaggio come De Pedis, ucciso a Campo de' Fiori il 2 febbraio 1990 in un regolamento di conti. Il 24 aprile scorso la Procura di Roma ha fatto sapere che la decisione di procedere con l'apertura era stata presa. Anche il Vaticano ha espresso piena volontà di collaborazione, con una lunga nota del portavoce padre Federico Lombardi. Questo passaggio servirà per ispezionare la tomba e i resti.
Negli anni scorsi, tra l'altro, sia ai parenti di Emanuela sia a quelli di De Pedis era stato eseguito il prelievo del Dna. Dopo l'ispezione, i resti di De Pedis saranno spostati e non è detto che ispezione e spostamento siano contestuali. Saranno ovviamente interpellati i familiari di De Pedis, a cominciare dalla moglie. Dipenderà quindi anche dalla volontà di quest'ultima se far seppellire o cremare i resti, cercare una collocazione al cimitero di Prima Porta o invece al Verano, dove sono sepolti altri congiunti della famiglia.

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