Milano, Progetto Macao: viaggio nella Torre Galfa occupata

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Un grattacielo di 31 piani abbandonato da anni è, dal 5 maggio, il nuovo centro per le arti di Milano. Aperto a tutti, come vuole il collettivo che lo ha occupato. Il Comune: "Il palazzo va liberato". Il Pdl: "Siamo pronti a una denuncia alla Procura"

di Greta Sclaunich

Macao, se non ci fosse bisognerà inventarlo”. Lo slogan, per ora, è questo. Dietro alla sigla, un palazzo di 31 piani – la torre Galfa, a due passi dalla stazione Centrale di Milano – che dal 5 maggio è stato occupato da un collettivo culturale ed artistico che ne vuole fare un grande centro per le arti, aperto a tutti. Ma non chiamatelo centro sociale: “E’ un luogo dove artisti e cittadini possono riunirsi per sperimentare forme condivise di arte”, come spiega Daria Macao, curatrice di 28 anni. Macao non è il suo vero cognome, ma i ragazzi che condividono il progetto – quelli attivi sono circa 300, ma ogni giorno nelle stanze del palazzo si ritrovano almeno il doppio – lo hanno scelto come cognome comune, per sottolineare l’appartenenza alla stessa iniziativa.

"Abbiamo iniziato a mobilitarci un anno fa, per trovare delle soluzioni alla precarietà del settore dell’arte. Siamo un gruppo di artisti, curatori, critici, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti: tutti riuniti sotto la sigla Lavoratori dell’Arte. Avevamo la necessità di creare uno spazio fisico che potesse rimettere al centro il valore sociale delle cultura a Milano: così abbiamo scelto la torre Galfa, che era vuota da circa 15 anni”, racconta Daria. Un luogo molto simbolico: costruito alla fine degli anni ’50, a metà degli anni ’70 fu venduto alla Banca Popolare di Milano. Dal 2006 è passato alla Immobiliare Lombarda, del gruppo Fondiaria Sai della famiglia Ligresti. A due passi dal quartiere Isola, dove fervono i preparativi per l’Expo 2015, la torre Galfa era chiusa e abbandonata da anni. Finché i ragazzi di Macao non l’hanno scoperta.
"Il 5 maggio, quando siamo entrati, abbiamo trovato macerie, buchi, polvere dappertutto. Acqua, luce? C’erano, ma l’impianto non era stato nemmeno messo in sicurezza – ricorda Daria - Ci abbiamo pensato noi, e ogni giorno ci organizziamo per portare avanti i lavori, ripulire l’edificio e aprire nuovi piani”. Il lavoro, a Macao, comincia al mattino: i gruppi di manovalanza mettono a posto le stanze, la comunicazione cerca di capire come organizzare la giornata. Le attività partono nel primo pomeriggio – i ragazzi si sono divisi in una decina di tavoli di lavoro, ognuno dei quali conta una trentina di membri, e portano avanti le loro iniziative. Si va dai progetti più artistici (arte, musica) all’organizzazione degli spazi (ci pensa un team di architetti, che sta studiando come mettere in sicurezza l’edificio) passando per attività manuali come il giardinaggio e la pulizia dei muri esterni. Nell’edificio abbondano calcinacci, fili che pendono e forse pure residui di amianto. Ma i ragazzi non si spaventano, e per rimettere a nuovo la torre contano sul sostegno dei milanesi: ci sono volontari che vengono a dare una mano con l’impianto idraulico, altri che chiamano per offrire mobili. Per ragioni di sicurezza, però, per ora solo il piano terra e il primo piano sono aperti al pubblico. E solo fino alle 23: “Per rispetto verso il vicinato – spiega Camilla Macao, l’addetta stampa – Ma anche perché non vogliamo fraintendimenti: non siamo un centro sociale, ma un luogo di cultura. Sabato sera, per esempio, abbiamo il concerto di un pianista”.

Ora non è il momento giusto per nessun genere di fraintendimento. Non con gli occhi di Milano puntati addosso, con la denuncia della proprietà che intende ritornare in possesso dell’edificio in tempi brevi. “Non abbiamo contatti diretti con loro, ma abbiamo letto sui giornali che vogliono lo sgombero. Che faremo dopo? Non lo sappiamo. Ma per ora aspettiamo che la città prenda una posizione”, conclude Camilla. Dice la città, ma intende Pisapia: il sindaco di Milano infatti non si è ancora pronunciato esplicitamente, anche se nel gruppo Facebook “Pisapia x Milano” giovedì 10 maggio è comparso un post che pare proprio riferirsi al grattacielo occupato. “Ho deciso di impegnarmi personalmente e di prendere in mano direttamente una questione che non può aspettare – scrive Pisapia – Milano deve offrire spazi, ospitare la creatività e lo spettacolo, le arti e la musica. Apprezzare ciò che nasce spontaneamente, ascoltarlo, capirlo e offrire risposte". Ma sempre in un contesto di "diritti e regole"”.  Macao ha ricevuto anche il sostegno di diversi consiglieri e assessori, perfino la visita dell’assessore alla Cultura Stefano Boeri. Ma, come riporta Repubblica dallo staff del sindaco è arrivato poi un segnale più chiaro: "Il palazzo va liberato".

E mentre i ragazzi raccolgono il sostegno di cittadini e personaggi pubblici ("sono più di 3mila", fanno sapere"), il Pdl va all'attacco con l'ex vicesindaco Riccardo De Corato: "Nessuno a Palazzo Marino si sogni di assegnare spazi comunali a chi viola la legge come hanno fatto coloro che tutt'ora occupano uno stabile altrimenti siamo pronti a inviare un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica".

Il progetto potrebbe avere i giorni contati ma Macao non si dà per vinta: ogni giorno accoglie nuovi visitatori e la lista delle attività diventa sempre più lunga, così come quella dei grandi nomi che sostengono l’iniziativa: tra loro ci sono l’ex premio Nobel Dario Fo, che ha partecipato a una delle riunioni del collettivo, il presidente della Fiom Maurizio Landini, la band Afterhours (che si è esibita in un concerto nella Torre Galfa), gli intellettuali Ugo Mattei e Stefano Rodotà.


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