Caso Ruby, Minetti: "Non mi vergogno di niente"

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La consigliera regionale si è presentata un'aula per la prima volta. "Non ho mai pensato di lasciare la politica" ha detto. E ha aggiunto di non provare imbarazzo per quelle serate che la sua ex amica Melania Tumini definisce "allucinanti"

Per la prima volta dall'inizio del processo che la vede imputata, Nicole Minetti si è presentata in aula al processo sul caso Ruby. L'accusa per la consigliera regionale è induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, in concorso con Lele Mora ed Emilio Fede.
Durante una pausa del processo, Minetti ha detto ai giornalisti di non provare "assolutamente imbarazzo", "assolutamente" nemmeno un po' di vergogna per le dichiarazioni della testimone Melania Tumini, portata ad Arcore dalla stessa consigliera regionale, che in aula ha ha definito "un puttanaio" la serata cui partecipò nella residenza dell'ex-premier Silvio Berlusconi. "Ero stupita perché davanti ai miei occhi il presidente del Consiglio era lì a fare quelle cose", ha detto in aula la ragazza, che aveva già descitto le serate come "allucinanti".

La testimone: "Mi sentii a disagio" -
"Nessuno mi ha parlato di Burlesque" ha detto Michela Tumini, che venerdì 11 maggio ha descritto nell'aula del tribunale di Milano quel che è accaduto a Villa San Martino il 19 settembre 2010: una festa con 25-30 ragazze con cena e dopocena nella sala del bunga bunga durante la quale lei si è sentita "a disagio e imbarazzata e rimasi in disparte".

19 settembre 2010, villa San Martino - Le giovani, secondo il racconto di Melania, si erano travestite da poliziotto, infermiera o da uomo come la Minetti che indossava solamente delle culotte, una camicia e cravatta. La teste ha infine spiegato che a fine serata ricevette dall'ex premier due cd di Apicella in mezzo ai quali c'era una busta con dentro duemila euro in contanti.

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