Caso Adinolfi, Manganelli: "Guardiamo all’area antagonista"

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Proseguono le indagini sul ferimento in un agguato del manager dell'Ansaldo Nucleare a Genova. Per il capo della polizia gli inquirenti starebbero cercando lì dove "sfumano i confini tra gruppi marxisti-leninisti e anarco-insurrezionalisti"

Proseguono le indagini sul ferimento dell'ad di Ansaldo Roberto Adinolfi , gambizzato con un colpo di pistola lunedì 7 maggio a Genova ( FOTO ). "Abbiamo delle indicazioni su cui stiamo lavorando, mi rifiuto di ipotizzare linee privilegiate", ha spiegate Michele Di Lecce, procuratore capo del capoluogo ligure ( guarda il video in alto ).
"Occorre molta cautela in questa fase", ha detto il capo della polizia, Antonio Manganelli: "Siamo aperti a tutte le ipotesi e si guarda all'area antagonista armata, dove sfumano i confini tra gruppi marxisti-leninisti e anarco-insurrezionalisti". Cauta anche Anna Maria Cancellieri, ministro dell'Interno, che mercoledì 9 aveva parlato di tre possibili piste : "Sarebbe importante individuare la matrice - ha aggiunto giovedì 10 - perché questo potrebbe darci una chiave di lettura".

I carabinieri: "Nessuna lista di sospettati" -
Nella mattina di giovedì 10 si era diffusa anche la notizia di due sospettati in area ex Br. Ma gli inquirenti hanno smentito: "Le notizie inerenti le indagini condotte dai Carabinieri del Ros, riportate da alcuni quotidiani, sono totalmente prive di fondamento. In particolare, nessun riferimento esiste in ordine a presunti responsabili dell'agguato".

Bianconi (Corriere): "Manca una rivendicazione" -
"Sarei prudente. L'assenza di una rivendicazione è un fatto concreto e chiaro che sposta l'attenzione dalla matrice brigatista", ha detto ai microfoni di SkyTG24 Giovanni Bianconi del Corriere della Sera ( guarda il video in alto ). "Non è mai successo - ha aggiunto - che un gruppo eversivo di matrice marxista-leninista facesse un attentato senza rivendicarlo. Si deve cercare ovunque".

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